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RUBRICA LITURGICA

 

 

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11-02-2019
Giornata Mondiale del Malato
La celebrazione annuale della «Giornata Mondiale del Malato» ha lo scopo di sensibilizzare il Popolo di Dio e di conseguenza, le molteplici istituzioni sanitarie cattoliche e la stessa società civile, alla necessità di assicurare la migliore assistenza agli infermi e di aiutare chi è ammalato a valorizzare sul piano umano e soprattutto su quello soprannaturale, la sofferenza.
La “GIORNATA MONDIALE DEL MALATO” è stata istituita da papa GIOVANNI PAOLO II nel maggio del 1992, da celebrare ogni anno a partire dall'11 febbraio 1993, giorno in memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes, estendendo a tutta la comunità ecclesiale una iniziativa che era già in atto in alcuni Paesi.
Sia momento forte di preghiera, di condivisione, di offerta della sofferenza e di richiamo per tutti a riconoscere nel volto del fratello infermo il Santo Volto di Cristo, che soffrendo morendo e risorgendo, ha operato la salvezza dell'umanità.
La redazione C.

 

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02-02-2019

Presentazione di Gesù al Tempio o Candelora.
4° mistero della gioia

La festa incentra la nostra attenzione di credenti nell’umile gesto della presentazione di Gesù Bambino al Tempio di Gerusalemme, come sottomissione alla Legge giudaica e segno del suo inserimento nella discendenza di Abramo.
Della festività odierna, abbiamo la prima testimonianza nel IV sec. a Gerusalemme; Roma la adottò verso la metà del VII sec. mentre del rito della benedizione delle candele, si ha testimonianza già nel X secolo.
Quaranta giorni dopo il Natale, “Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, mosso dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre Giuseppe e Maria portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia, benedisse Dio e disse: “ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza”, e prosegue dicendo: “Luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele” (Lc 2,25-32).
Ecco perché la festa è detta anche “Festa della luce“. Da questo significativo rito, la Chiesa ha tratto motivo per celebrare “Cristo luce del mondo”, con la tradizionale processione e benedizione delle candele (da cui il termine "candelora") per ringraziare Dio del dono della fede e per impetrare ancora la pienezza della luce come dono dello Spirito santo.
La redazione C.

 

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13-01-2019
Battesimo di Gesù
1° mistero della Luce
La Festa del Battesimo di Gesù conclude il periodo natalizio dell'anno liturgico.
Nell’atto battesimale cui si sottopose Gesù, c’è tutto il simbolismo della dottrina cristiana, che allacciandosi alla tradizione del Vecchio Testamento, apre la strada della nuova concezione di “Figli di Dio”, attraverso lo Spirito Santo.
Mentre Giovanni Battista sulla sponda del fiume Giordano diceva a tutti, “Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, che vi battezzerà in Spirito Santo e Fuoco ...”. LC.3:16). Gesù, si avvicino per ricevere il Battesimo, per solidarizzare con quei penitenti, anche se innocente da ogni colpa, e santificare con la sua presenza l’atto che non sarà più di sola purificazione e perdono dei peccati, ma anche di venuta in ognuno di noi dello Spirito di Dio che rappresenta la riconciliazione divina con il genere umano, dopo il peccato originale. Giovanni chiarisce il senso del battesimo: in realtà si tratta di una purificazione, ma "si distingue dalle abituali abluzioni religiose" di quel tempo, e come confermò papa Benedetto deve essere il compimento concreto di un cambio che determina, in un modo nuovo e per sempre tutta la vita".
Purificazione, certamente però per spogliarci del “uomo vecchio” e, per mezzo della grazia, nascere di nuovo fino al punto di convertirci in un nuovo essere.
L’evangelista Matteo scrive: appena uscito dall’acqua, si aprirono i cieli e si udì una voce dal cielo che diceva “Questo è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto” (Mt 3, 13-17).
Nel Giordano, per la prima volta, il Cielo è “aperto” e il segreto nascosto di Dio, la Trinità, è manifestato.
Non si dica: Gesù è battezzato e in Lui viene lo Spirito, lo Spirito è già in Lui e si manifesta nell’occasione con il simbolo della Colomba. Lo Spirito che si rivela è lo Spirito che sempre abita in Gesù dal primo istante del suo concepimento.
La redazione C.

 

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06-01-2019

Epifania
Il 6 gennaio la Chiesa Cattolica festeggia l'adorazione di Gesù da parte dei “Magi”.
L’origine di questa festa è antichissima, sembra risalga al II° sec. d.C. Verso il IV° sec. la festa si diffuse in occidente e fu adottata dalla Chiesa di Roma nel V° secolo.
I Magi, che rappresentano le religioni pagane venuti dall'Oriente, alla luce messianica della stella di Davide, cercano in Israele colui che sarà il re delle nazioni per adorarlo. "Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo". (Mt 2,2)

Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. (Matteo 2.10.11).
L’epifania celebra la rivelazione di Dio agli uomini nel suo Figlio. La manifestazione di Gesù come Messia d'Israele, Figlio di Dio e Salvatore del mondo. Infatti, in greco, significa “apparizione” o “rivelazione”.
La redazione C.

 

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01-01-2019

 Solennità di Maria SS. Madre di Dio
"Senza passare attraverso lo sguardo della Madre, non si può arrivare al cospetto del Padre".
Questa Solennità detta anche ottava di Natale è la prima festa mariana comparsa nella Chiesa occidentale. Questa verità di fede è stata manifestata, già anticamente nella pietà popolare, prima ancora del concilio di Efeso del 431.
Si può dire che: la sorgente di tutte le feste mariane e dei privilegi di Maria, vengono proprio dalla sua maternità divina, come recitiamo nella preghiera dell’Ave Maria "Santa Maria, Madre di Dio ….”. Se Gesù è il Figlio dell’Altissimo, allora Maria è anche Madre di questo Figlio. È chiaro che questa solennità riceve luce e contenuto a partire dal mistero dell’incarnazione.
In questa giornata, la Chiesa contempla riconoscente la maternità della Madre di Dio, modello della Sua propria maternità per tutti noi.
La redazione C.

 

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01-01-2019

52° GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 2019
“La buona politica è al servizio della pace”
è il tema scelto da Papa Francesco per la Giornata mondiale della pace.

La sala stampa vaticana, riporta anche il seguente commento:
“La responsabilità politica appartiene ad ogni cittadino, e in particolare a chi ha ricevuto il mandato di proteggere e governare. Questa missione consiste nel salvaguardare il diritto e nell’incoraggiare il dialogo tra gli attori della società, tra le generazioni e tra le culture. Non c’è pace senza fiducia reciproca. E la fiducia ha come prima condizione il rispetto della parola data. L’impegno politico – che è una delle più alte espressioni della carità – porta la preoccupazione per il futuro della vita e del pianeta, dei più giovani e dei più piccoli, nella loro sete di compimento. Quando l’uomo è rispettato nei suoi diritti – come ricordava San Giovanni XXIII nell’Enciclica Pacem in terris (1963) – germoglia in lui il senso del dovere di rispettare i diritti degli altri. I diritti e i doveri dell’uomo accrescono la coscienza di appartenere a una stessa comunità, con gli altri e con Dio (cfr ivi, 45). Siamo pertanto chiamati a portare e ad annunciare la pace come la buona notizia di un futuro dove ogni vivente verrà considerato nella sua dignità e nei suoi diritti”.

 

La Giornata mondiale della pace è una ricorrenza istituita da papa Paolo VI, con un messaggio datato 8 dicembre 1967, con lo scopo di dedicare il giorno di Capodanno alla riflessione ed alla preghiera per la pace.
È nel nome di Maria, madre di Dio e madre degli uomini, che si celebra in tutto il mondo la "Giornata della Pace" che, in senso biblico, è il dono messianico per eccellenza, è la salvezza portata da Gesù, è la nostra riconciliazione e pacificazione con Dio.
La prima ricorrenza è stata celebrata il 1º gennaio 1968. Da quell'anno il Pontefice della Chiesa cattolica invia ai capi delle nazioni e a tutti gli uomini di buona volontà un messaggio che invita alla riflessione sul tema della pace.
La redazione C.

 

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30-12-2018

Festa della Sacra Famiglia
Dio ci ha dato un vero modello di vita.
La celebrazione fu istituita per dare un esempio all’istituzione della famiglia, prendendo a riferimento i tre personaggi che la componevano, figure eccezionali sì ma con tutte le caratteristiche di ogni essere umano. Le tre persone che la componevano: Maria la prescelta fra tutte le creature seguì il suo sposalizio con Giuseppe, secondo i disegni di Dio, conservando la sua verginità fino a divenire, con la maternità, la madre del Figlio di Dio e di tutti gli uomini. A lei toccò allevare il Divino Bambino con tutte le premure di una madre normale, ma con la grande responsabilità per il compito affidatole da Dio.
Attualmente è celebrata la domenica dopo il Natale o il 30 dicembre negli anni in cui il Natale cade di domenica.
Nel XVII sec. era celebrata localmente; papa Leone XIII nel 1895, la fissò alla III° domenica dopo l’Epifania, ma fu papa Benedetto XV che nel 1921 la estese a tutta la Chiesa.
La Santa Famiglia è certamente unica, ma al tempo stesso è “modello di vita” per ogni famiglia, perché Gesù, vero uomo, ha voluto nascere in una famiglia umana e così facendo l’ha benedetta e consacrata.
Infatti, per Maria e Giuseppe, il Bambino è assieme il loro Dio e il loro prossimo più caro.
Nella famiglia di Nazareth gli "atti di culto dovuti a Dio" coincisero con le normali espressioni colloquiali che ogni genitore rivolge al proprio bambino e con le normali cure con cui Maria nutriva e vestiva il Bambino Gesù. In questa famiglia Gesù è cresciuto, ha praticato un mestiere, ha avuto accanto una madre e un padre amorevoli che gli sono stati maestri. Fu allora che cominciò la storia di tutte le famiglie cristiane. Le famiglie che si formano, devono guardare alla famiglia di Nazareth e l’amore che ha unito la Santa Famiglia deve esserne il collante.
La redazione C.

 

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25-12-2018 Natale (nascita del Signore)

Terzo mistero gaudioso
Il Natale cristiano è la venuta di Gesù, in mezzo a noi, per opera dello Spirito Santo. “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14), così San Giovanni narra il Natale nel prologo del suo Vangelo. “Il Figlio si è fatto carne”. L’Emmanuele è la carne di Dio, la carne del Dio-Figlio. Il Signore entra nella nostra storia non in modo onnipotente, bensì umile, povero e fragile. La “povertà” della nascita, rappresentato infreddolito e nudo sulla nuda terra, è una prefigurazione del cammino della Croce che rappresenta l’esito conclusivo del cammino della salvezza. Il bimbo di Betlemme è la forma più corposa e densa con la quale Dio poteva darsi nella storia, segno del suo amore per l’umanità. Egli ha assunto la natura umana affinché noi diventassimo come lui.
Natale! È tempo di riflessioni da fare personalmente, ma anche da vivere all’interno della famiglia o delle nostre comunità. Tutti gli anni si rinnova questo momento che coinvolge sia chi crede, sia chi non crede. Non c’è nessun’altra festa cristiana, cosi carica di tradizioni e di fascino, che abbia altrettanto richiamo popolare, con cerimonie e riti solenni; con usanze a volte d’incerta origine che si perdono nei secoli passati e si mescolano a simboli e usanze precedenti al cristianesimo. Difatti la data del 25 dicembre è puramente simbolica, fu scelta dalla chiesa nel 440 d.C. per farla coincidere con la festa pagana del "sol invictus" in onore del dio del sole che si celebrava a Roma nel solstizio di dicembre: Cristo è il vero Sole invincibile venuto per illuminare le genti.
La redazione C.

 

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Dicembre 2018

Il Presepe
L'idea di ricostruire la scena del Natale è stata, secondo la tradizione, voluta da S. Francesco: Inventore del presepe vivente.
Nel 1223 Francesco si era rifugiato nell'eremo di Greccio in Umbria e chiese di preparare in una grotta la ricostruzione della notte della Natività.
Davanti alla grotta fu celebrata una messa e Francesco, predicò e cantò. Mentre risuonavano laudi e preghiere: "L'uomo di Dio stava davanti alla mangiatoia, ricolmo di pietà, cosparso di lacrime e traboccante di gioia".
Erano nate così le più belle tradizioni della festa cristiana; la Messa di mezzanotte e il Presepe vivente.
IL Natale è luce in una notte buia, gioia, speranza; ma anche emozione che leggiamo nel volto della gente quando prepara, sceglie e osserva le statuine, in una scenografia, dove lo sguardo si concentra su quella famiglia, sul Bambin Gesù: è il Presepe.
È lui il segno, il protagonista delle nostre chiese e case, quello che accomuna il mondo cristiano.
Più semplice è, meglio rispecchia il sentimento religioso, via le sfarzosità che denotano solo vanità e contrastano con la realtà che il presepe vuol presentare.
Voi bambini, incominciate presto a pensare al vostro presepe, poiché siete soprattutto voi gli artefici di questa opera e voi genitori, aiutateli nella costruzione del presepe, sopportando anche le esuberanze dei vostri figli in questo.
Tante sono le cose che mutano col passar del tempo, ma il bisogno di pace e amore che ci trasmette il presepe, non conosce tramonto.
La redazione C.

 

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08-12-2018
Solennità dell'Immacolata Concezione di Maria
La festa dell’Immacolata s’inserisce nel contesto liturgico dell’Avvento-Natale, periodo particolarmente adatto al culto della Madre di Gesù.
Con questa solennità si vuole indicare quel particolare privilegio in virtù del quale la Madonna fu sin dal primo istante di vita preservata immune da ogni macchia della colpa originale, non come frutto della sua fede, ma come dono gratuito di Dio, come solennemente definito da papa Pio IX.
Dio scommette su questa donna, già dal suo concepimento, riempiendola così tanto di grazia, da non lasciare posto al peccato originale. Non poteva esserci spazio per il peccato nell'anima di colei che poteva germinare il Figlio dell'Altissimo.
Spesso parlando dell’Immacolata Concezione ci si sofferma esclusivamente sull’assenza del peccato originale mentre è anche molto importante evidenziare l’aspetto della “Pienezza di Grazia e benedetta tra le donne” (come recitiamo nell’Ave Maria).
Maria che succede ad Eva nella promessa fatta ai nostri progenitori, “Io porrò inimicizia tra te e la donna…… questa ti schiaccerà la testa” (Gen.3,15) e “la Vergine che concepirà e partorirà un figlio il cui nome sarà Emmanuele”. (Isaia 7,14).
In virtù del suo immacolato concepimento, Maria è l’unica creatura che ha vissuto davvero in pienezza la propria esistenza secondo il piano di Dio, l’unica che ha sempre amato Dio profondamente e in modo pieno sopra ogni cosa.
Aspetti storici:

La storia della devozione per Maria Immacolata risale ai primi secoli del Cristianesimo: difatti, a partire dal V° secolo, alcuni Padri della chiesa d’Oriente, avevano avuto espressioni che la ponevano al di sopra del peccato originale, formalmente definito dalla Chiesa nel secondo Concilio di Costantinopoli del 553 secondo il quale Maria è rimasta vergine prima, durante e dopo la nascita di Gesù.
Nel 1830 la Vergine apparve, a Parigi, a S. Caterina Labouré, la quale diffuse poi una "medaglia miracolosa" con l'immagine dell'Immacolata che suscitò un'intensa devozione, tanto che i Vescovi chiesero a Roma la definizione di quel dogma.
L’Immacolata Concezione di Maria, proclamato ufficialmente dogma della Chiesa Cattolica l’8 dicembre 1854 da Papa Pio IX (Mess.Rom.), non introduce alcuna novità; ha solo “certificato e ufficializzato” una realtà già ampiamente affermata. Il Dogma sancisce l'immunità della Vergine Maria dal peccato originale, tutta pura cioè Immacolata e, quattro mesi dopo, le apparizioni di Lourdes apparvero come una prodigiosa conferma del dogma. L'episodio è considerato verità di fede da tutte le confessioni cristiane, le quali fondano la propria dottrina sui vangeli. Anche se nella devozione Cattolica, la solennità dell’Immacolata è principalmente collegata con le apparizioni di Lourdes del 1858.
La redazione C.


 

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Breve storia della Via Crucis

La “Via Crucis” è un esercizio di pietà. Esso, ripercorre l’ultima parte della vita terrena di Gesù: il cammino della croce, dalla condanna a morte alla crocifissione, morte e sepoltura.
Per secoli è stata e continua a esserlo ancora oggi, una forma di devozione molto radicata nel popolo Cristiano. La ragione è da ricercarsi, nel fatto che si tratta di un esercizio devoto sulla figura umana e sofferente di Cristo.
I primi cristiani, e poi numerosi pellegrini, si recavano a Gerusalemme per venerare la Via dolorosa di Gesù. Le prime forme della Via Crucis possono essere ravvisate nella processione che si snodava nel II secolo fra i tre edifici Sacri eretti sulla cima del Golgota e nella Via Sacra, come si desume dalle "cronache di viaggio" dei pellegrini del V e VI sec. Nel Medio Evo inoltrato, l'entusiasmo sollevato dalle Crociate e la presenza dei frati Minori Francescani, che avevano in custodia i Luoghi Santi di Palestina, suscitò nei pellegrini, di ritorno dalla Terrasanta, il desiderio di riprodurre tale pratica nella propria terra. Il terreno di questa pratica è stato preparato dalla devozione di S. Bernardo di Chiaravalle (t 1153), S. Francesco d'Assisi (f 1226) e S. Bonaventura da Bagnoreggio (f 1274).
Le rappresentazioni dei vari episodi dolorosi accaduti lungo il percorso, contribuivano a coinvolgere gli spettatori con una forte carica emotiva e rappresentò un modo di portare idealmente a Gerusalemme ciascun credente.
La Via Crucis nasce dalla fusione di tre devozioni che si diffusero, dal XV sec.: La devozione alle "Cadute di Cristo" sotto la croce; La devozione ai "Cammini Dolorosi di Cristo", che consiste nell'incedere processionale da una chiesa all'altra in memoria dei percorsi di dolore compiuti da Cristo durante la sua passione; e La devozione alle "Stazioni di Cristo", momenti in cui Gesù si ferma durante il cammino verso il Calvario, o perché stremato dalla fatica, o perché, mosso dall'amore, cercando ancora di stabilire un dialogo con gli uomini e le donne che partecipano alla sua passione.
La Via Crucis, nella sua forma attuale e nello stesso ordine, è nata, in Spagna, nella prima metà del XVII sec. In seguito la pratica passò dalla penisola iberica alla Sardegna e poi nella penisola italica e uno dei più convinti ed efficaci ideatori e propagatori della Via Crucis fu S. Leonardo da Porto Maurizio. Fra le 572 Via Crucis da lui erette, la più famosa fu quella insediata nel Colosseo nel 1750, per celebrare l'Anno Santo, su richiesta di Benedetto XIV. Il Pontefice fece erigere 14 edicole con le stazioni tradizionali e fece piantare al centro una grande croce, meta della processione.
Abbattute le edicole e la croce, dopo il 1870, furono ricollocate nel 1926 all’interno del Colosseo, dove si trovano ancora oggi.
Nel 1964 è stata ripresa, da Paolo VI la tradizione del rito della Via Crucis al Colosseo.
Le Stazioni, arrivata a noi (Via Crucis Tradizionale), sono segnalate da una serie di 14 immagini, ma l’assenza di momenti significativi dei racconti evangelici, ha portato a elaborare schemi alternativi. Nel 1991 la tradizionale “Via Crucis” di Giovanni Paolo II, al Colosseo, fu articolata secondo il Vangelo (Via Crucis biblica) e da alcuni anni questo è lo schema di tale cerimonia.
La redazione C.

 

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La Sindone
Il mistero dell’Uomo dei dolori
La sindone è un oggetto di grande devozione, vista sempre come un pegno che Gesù ci ha lasciato in ricordo della drammatica della sua Passione, morte e resurrezione. È un messaggio che Dio rivolge a ciascuno di noi, un invito a rileggere i vangeli della Passione per riscoprire nella sua drammatica la sofferenza dell’Uomo dei dolori, del giusto per eccellenza. Nelle pieghe dei questo lenzuolo, l’uomo ritrova se stesso, il senso della sua esistenza, la ragione della vita e la sua vocazione di figlio di Dio destinato alla gloria.
Storia:
La Sindone è un lenzuolo di lino, delle dimensioni di circa m 4,42 x 1,13, contenente una doppia immagine; una frontale e una dorsale di un uomo che è stato flagellato, coronato di spine, crocifisso e trafitto da una lancia al costato dopo la morte, proprio come descritto nei Vangeli. L'immagine è contornata da due linee nere dovuti all'incendio avvenuto a Chambéry nel 1532.
Secondo la tradizione si tratta del Lenzuolo citato nei Vangeli che servì per avvolgere il corpo di Gesù nel sepolcro. Questa tradizione ha trovato numerosi riscontri dalle indagini scientifiche sul Lenzuolo e la probabilità che sia autentica è altissima.

La redazione C.

 

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IL SEGNO DELLA CROCE,
e quel che c'è da sapere
Il gesto semplice che i cattolici fanno migliaia di volte nella loro vita ha un significato più profondo di quanto la maggior parte di loro non sappia. Sappiamo davvero cosa facciamo quando ci segniamo con la croce nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo?
Molte persone eseguono semplicemente i movimenti del rito di segnarsi senza capire perché lo fanno.
Il segno della croce è il segno più santo che ci sia, il segno della nostra salvezza. Tutta la vita cristiana è racchiusa nel segno di croce: ha inizio con il segno di croce al momento del Battesimo e termina sulla terra con il segno di croce della sepoltura.
Quando facciamo il segno della croce facciamolo bene, non affrettato, un segno lento, ampio, raccogliamoci dunque bene; perché è il segno più santo che ci sia.
Quando ti fai il segno della croce stai esprimendo il credo in versione ridotta, stai professando di credere nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Quando pronunci delle parole in nome di qualcuno, stai dichiarando la loro presenza e ti stai mettendo alla loro presenza. Il segno della croce rappresenta l’essere discepoli di Gesù.

SIGNIFICATO: è una professione di fede
Il segno della croce è un atto di devozione a Gesù Cristo; una proclamazione delle principali verità della nostra Fede:
- con la sua forma, ci ricorda la croce di Cristo: l'incarnazione, passione, morte e risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo.
- con le parole, esprimiamo l'unità e trinità di Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo.
- e poi è un rinnovo del sacramento del Battesimo, perché significa: “Sono morto con Cristo e rinato a vita nuova”.

LE ORIGINI:
Il segno della croce è una pratica ed una forma di preghiera molto antica, non ne risultano indicazioni nella Scrittura, ma nel IV° sec. San Basilio affermava che il segno deriva dai tempi degli apostoli in cui veniva utilizzato nell’amministrazione del battesimo.
Le prime testimonianze dell’uso del segno della croce si riferiscono al piccolo segno di croce, l’unico allora in uso. Tertulliano, autore che visse tra il II° e il III° sec., parla di un uso personale e diffuso di questo gesto. Poco più tardi compaiono le prime testimonianze liturgiche del gesto. L’uso di segnarsi anche il petto risale al V° sec. nell’Oriente cristiano.

COME SI FA: Verso il X° secolo nella liturgia venne introdotto il “grande segno della croce”. Il gesto viene spesso accompagnato da una formula di preghiera: «Nel nome del Padre (testa), del Figlio (petto) e dello Spirito Santo (spalle), Amen (mani giunte sul petto)».
La redazione C.

 

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PERCHÉ SI VA A MESSA LA DOMENICA?
Per molti cristiani è un obbligo, una routine che rischia di diventare un peso. In realtà le motivazioni di recarsi in chiesa la domenica hanno la loro prima radice nel terzo comandamento dato da Dio a Mosé “ricordati del giorno di sabato per santificarlo”. Quindi la dedicazione di un giorno interamente al Signore.
Gli ebrei hanno sempre riservato il sabato a questo scopo. I cristiani hanno invece scelto, come giorno del Signore, la domenica perché esso è il giorno in cui Gesù è risorto.

IL RITO DELLA MESSA
Noi sappiamo che Gesù non ha esitato il sacrificio della sua vita. Tuttavia, compiuto il Sacrificio sul Calvario, mancava, se così si può dire, ancora qualcosa: un mezzo, uno strumento, perché tutti gli uomini ne potessero beneficiare: questo Mezzo è la S. Messa, pensato da Cristo per ogni cristiano. Messa e Calvario sono dunque il medesimo sacrificio. Se sul Calvario Nostro Signore acquistò i meriti e le grazie per la salvezza del genere umano, è nella Messa che li distribuisce.
La parte essenziale della Messa è la consacrazione del pane e del vino che venne istituito e celebrato per anticipazione nel corso dell’Ultima Cena.
Il Concilio Vaticano II° ha affermando che la messa, la Cena del Signore, costituisce il “culmine e l’origine” di tutto il nostro vivere cristiano. La Messa è il centro propulsore di tutta la sua vitalità, di tutta la sua forza; allora, il sacrificio Eucaristico è l'atto supremo di amore a Dio che l'uomo può compiere, adorandolo per mezzo di Cristo Figlio di Dio nello Spirito Santo. In sostanza il Concilio Vaticano II° ha detto che il sacrificio Eucaristico è il centro della religione.
In definitiva il senso di andare in chiesa e celebrare il rito della messa, per noi cristiani è quello di ringraziare colui che da sempre ci ha amati, che sempre ci ama e che per sempre ci amerà. Gesù è presente nelle letture che sono Parola sua, Parola ispirata dallo Spirito ed è presente nel sacrificio eucaristico. Quindi non deve essere un obbligo, ma un motivo di gioia e deve essere al primo posto nella vita.

LA MESSA LUNGO I SECOLI
Se dunque il Signore ha tracciato le linee fondamentali del Culto liturgico cristiano, Gli Apostoli e la Chiesa hanno aggiunto in seguito numerosi altri gesti e preghiere che servono a far capire meglio quello che succede nella Consacrazione.
Il Concilio di Trento afferma che la S. Messa è un vero e proprio sacrificio nel quale, sotto le apparenze sensibili del pane e del vino, il sacerdote offre a Dio, sull’altare, il Corpo e il Sangue di Cristo. Il Concilio di Trento prosegue qualificando questo Sacrificio come la rinnovazione e la perpetuazione del Sacrificio della Croce e non una semplice commemorazione di esso.
La riforma dopo il Concilio Vaticano II°
Principio fondante della riforma liturgica del Concilio è una partecipazione cosciente, attiva e semplice dei fedeli alle liturgie. Una delle principali conseguenze del nuovo rito della Messa, fù l'abbandono del latino a favore delle lingue nazionali e lo spostamento degli altari, portandoli al centro del presbiterio rivolto verso l'assemblea dei fedeli; l'altare doveva risultare in tutto e per tutto una mensa. L'innovazione incoraggia una partecipazione attiva dei fedeli alla liturgia stessa. La posizione del sacerdote verso l'assemblea dei fedeli ha il significato, che "l'Eucaristia è un pasto consumato assieme al Signore".

La redazione C.
 

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«LA MESSA È NOIOSA?
È UN PROBLEMA VOSTRO, NON DELLA MESSA»


IL CARDINALE DOLAN SPIEGA PERCHÉ.
Quante volte voi genitori l’avete sentito dire dai vostri figli la domenica mattina? Quante volte i nostri insegnanti e i nostri catechisti l’hanno sentito mentre preparavano i bambini per la Messa? E, ammettiamolo, quante volte noi stessi ce lo siamo detti?
Cosa dire di fronte a una frase così infelice e quasi sacrilega? Beh, innanzitutto: “No, non è così!”. Uno può trovare la Messa noiosa, ma è un problema suo, non della Messa.
Ci sono nella vita diverse attività importanti che sono “noiose e il loro valore non dipende dal grado di soddisfazione con cui le facciamo. La Messa è importante per la salute della nostra anima.
La noia è un nostro problema e, dicono i sociologi, lo è perché siamo ormai abituati a esperienze mordi e fuggi, Grazie a Dio, il valore di un evento non dipende dal fatto che possano “annoiare” o meno, gli avvenimenti importanti non esistono per emozionarci.
Questo è vero in particolar modo per il Santo Sacrificio della Messa. Noi crediamo che ogni Messa è il rinnovarsi dell’avvenimento più importante e decisivo che sia mai accaduto: l’eterno, infinito sacrificio di lode di Dio Figlio a Dio Padre su una croce. Pensiamoci un attimo: anche i soldati romani erano “annoiati” quando deridevano Gesù e si giocavano a dadi la sua tunica.
Secondo, non andiamo a Messa per cercare uno svago, ma per pregare. Se i fiori sull’altare sono belli, se la musica è piacevole, se l’aria condizionata funziona, se la predica è corta e significativa, se attorno ci sono volti amici… tutto questo di certo aiuta. Ma la Messa è efficace anche se tutte queste cose mancano.
Perché la Messa non riguarda noi, ma Dio. E il valore della Messa viene dalla nostra semplice ma profonda convinzione, basata sulla fede, che per un’ora, la domenica, siamo parte di qualcosa che “va al di là”, siamo innalzati verso l’eterno, siamo partecipi di un mistero, unendoci a Cristo nel rendimento di grazie, nell’amore, nel sacrificio di espiazione che offre eternamente al Padre. Quello che fa Gesù funziona sempre e non è mai noioso. La Messa non è un tedioso compito che assolviamo per Dio, ma un miracolo che Gesù compie con e per noi.
di Timothy Dolan - Cardinale e Arcivescovo di New York
dal sito www.iltimone.org (adattato)

 

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ADORAZIONE EUCARISTICA
Adorare è: entrare nell’esperienza del paradiso.
L'Adorazione Eucaristica è una forma di preghiera della Chiesa cattolica durante la quale il pane consacrato nell'Eucaristia viene esposto solennemente ai fedeli.
L'adorazione è l’unico culto dovuto solo a Dio. Quando Satana cercò di tentare Gesù nel deserto Gesù gli rispose con la Scrittura: "Adora il Signore Dio tuo e a LUI SOLO rendi il culto". (Matteo 4,10)

L’Adorazione Eucaristica è l’atto più alto dell’uomo nei confronti del suo Creatore, mettersi ai suoi piedi in atteggiamento di reverenza ed accoglienza di tutto quanto proviene da Lui, nella consapevolezza che solo Lui conta. Chi adora pone al centro della sua attenzione e del suo cuore, il Dio Creatore e Salvatore di tutto l’universo. La Persona Divina di Nostro Signore Gesù, presente nel SS.mo Sacramento, vuole che noi gli parliamo; a sua volta Egli parlerà a noi.
Trattenendosi presso Cristo Signore, si gode della sua intima familiarità. Questo colloquio è appunto la vera meditazione eucaristica, è l'Adorazione. Sappiate che Nostro Signore vuole il vostro cuore; vuole il pensiero e la preghiera di questo cuore, come espressione del nostro amore per Lui.
Benedetto XVI a Lourdes il 15 settembre 2008: “Quando noi contempliamo l’Ostia Santa, Corpo glorioso trasfigurato e risuscitato di Gesù, noi contempliamo quello che contempleremo nell’eternità”
Calcolate quell'ora di adorazione, come un'ora di Paradiso; andateci come si va al banchetto divino. Dite a voi stessi: "Per due o per un'ora io starò ad un'udienza di grazia e di amore, presso Nostro Signore; è stato Lui ad invitarmi, ora mi attende, mi desidera".
Quando vi capitasse un'ora che costa fatica alla natura, rallegratevi, il vostro amore sarà più grande.
"L'adorazione eucaristica è una forza d'intercessione e di liberazione che dona pace"( Card. Marc Ouellet)


Perché adorare
Perché solo Dio è degno di ricevere tutta la nostra lode e la nostra adorazione per sempre.
Per dire grazie a Dio per tutto ciò che ci ha donato da prima che esistessimo.
Per intercedere per tutta l’umanità.
Per chiedere perdono per i nostri peccati e per quelli del mondo intero.
Per pregare per la pace e la giustizia nel mondo e l’unità tra tutti i Cristiani.
Per chiedere il dono dello Spirito Santo per annunciare il Vangelo in tutte le nazioni.
Per pregare per i nostri nemici e per avere la forza di perdonarli.

Storia
La pratica dell'adorazione inizia con il diffondersi della vita monastica. La vita in clausura prevede infatti lunghi tempi di meditazione e contemplazione alla presenza dell'Eucaristia. Così nelle varie forme di monachesimo, si comincia a istituire un tempo fisso nella vita quotidiana del monaco dedicato proprio all'adorazione eucaristica.
La prima testimonianza di tale pratica si registra, in una delle prime biografie dedicate a San Basilio Magno. Dopo la consacrazione, egli era solito dividere l'Eucaristia in tre parti: quella che restava dopo la consumazione veniva posta in un ostensorio sopra l'altare, per l'Adorazione da parte della comunità. La pratica si diffuse con il tempo, anche presso chiese e cattedrali, come manifestazione pubblica di affidamento dei fedeli al Signore.
Il 25 marzo 1654 si registra la fondazione di un monastero in cui il Santissimo Sacramento era adorato giorno e notte. Da allora la pratica dell'Adorazione anche perpetua si andò diffondendo. L'esperienza più forte è quella portata avanti negli Stati Uniti dalle Sorelle Francescane dell'Adorazione Perpetua, che la portano avanti ininterrottamente dal 1° agosto 1878.

La redazione C.

 

 

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Breve storia del Santo Rosario
Il Rosario è una preghiera devozionale e contemplativa a carattere litanico tipica della Chiesa cattolica e conoscerne l'origine ci può insegnare tanto di questa preghiera.
La parola "rosario" (dal latino rosarium/rosaio) deriva da un usanza medioevale che consisteva nel mettere una corona di rose sulle statue della Vergine; queste rose erano simbolo delle preghiere rivolte a Maria.
Nei conventi i fratelli laici, per la scarsa familiarità con il latino, quando recitavano i salmi nel coro, integravano le loro pratiche di pietà con la recita dei "Paternoster" per il cui conteggio si usava una collana di grani infilati a uno spago.
In realtà, l'abitudine di contare le preghiere con una cordicella annodata era già diffusa nel III e IV secolo ai tempi dei monaci eremiti del deserto. Questi strumenti nel Medioevo si chiamarono "Paternoster".
In un primo tempo, infatti, il culto della Vergine praticamente non esisteva e la recita dell'Ave Maria, nata nel VII secolo, si affermò nel mondo cristiano soltanto intorno al mille. Intorno al XVI secolo si ha la fissazione definitiva della seconda parte che fino a allora aveva numerose varianti.
Questa devozione fu resa popolare da San Domenico il quale, secondo la tradizione, ricevette nel 1214 il primo Rosario dalla Vergine Maria, nella prima di una serie di apparizioni, invitandoci a recitare il Rosario, come mezzo per la conversione dei non credenti e dei peccatori.
Promotori di questa devozione sono stati i Domenicani, infatti, fu Papa S. Pio V (domenicano), il primo a incoraggiare e a raccomandare ufficialmente la recita del Rosario, che in breve tempo divenne la preghiera popolare per eccellenza, una preghiera che facciamo insieme alla Madonna, quando con "l'Ave Maria" La invitiamo a pregare per noi e, la Madre di Dio, unisce la sua preghiera alla nostra. Essa diventa perciò sempre più efficace, perché quando Maria domanda sempre ottiene, perché Gesù non può mai dire di no a quanto gli chiede sua Madre.
Nel 1571, anno della battaglia di Lepanto, papa Pio V chiese alla cristianità di pregare con il Rosario per la liberazione dalla minaccia turco-ottomana. La vittoria della flotta cristiana, avvenuta il 7 di ottobre, fu attribuita all'intercessione della Vergine Maria, invocata con il Rosario.
In seguito a ciò il Papa introdusse nel calendario liturgico la festa della Madonna del Rosario per quello stesso giorno.
Un altro impulso alla sua diffusione si ebbe nei secoli XIX e XX con le apparizioni di Maria a Lourdes e Fatima.
Il Santo Rosario è considerato una preghiera completa perché riporta in sintesi tutta la storia della salvezza.
Nella forma ridotta, si recita ogni giorno una corona meditandone i misteri: gaudiosi, dolorosi, gloriosi.
Con la lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae del 16 ottobre 2002, Giovanni Paolo II ha introdotto facoltativamente i misteri luminosi (o della Luce) interponendola  tra i misteri gaudiosi e quella dei dolorosi.
Prosegue la lettera: Nella pratica più superficiale è uno strumento di conteggio delle Ave Maria, ma si presta anche a esprimere un simbolismo; da notare, come la corona converga verso il Crocifisso, che apre e chiude il cammino stesso dell'orazione. In Cristo é centrata la vita e la preghiera dei credenti. Tutto parte da Lui, tutto tende a Lui, tutto mediante Lui, nello Spirito Santo, giunge al Padre mediante Maria Vergine.

Nelle apparizioni di Fatima la madonna disse: quando recitate il Rosario, dite alla fine di ogni decina: «O Gesù mio, perdonate le nostre colpe; preservateci dal fuoco dell’inferno; portate in cielo tutte le anime e soccorrete specialmente le più bisognose della Vostra misericordia».
La redazione C.

 

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T

IL TAU è l'ultima lettera dell'alfabeto ebraico, adottato dalla Bibbia come sigillo e simbolo della salvezza Divina. Portare questo segno significa fare parte del numero dei salvati da Dio.
Nel libro di Ezechiele «Il Signore disse: Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un TAU sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono...». (EZ. 9,4). In questo stesso passo il Profeta Ezechiele raccomanda a Israele di restare fedele a Dio fino alla fine della vita. Il Profeta, infatti, è mandato da Dio a segnare con il TAU la fronte di tutti gli uomini che sospirano e piangono. Costoro sono risparmiati dallo sterminio e riconosciuti come popolo scelto da Dio.
S. Francesco ebbe carissimo il Segno del TAU e lo adottò come sua firma. Oggi i seguaci di Francesco, portano il TAU come segno esterno come "sigillo" del proprio impegno e appartenenza alla famiglia francescana.
Il Segno del TAU si presenta anche ai Cristiani come simbolo di redenzione (anche per la sua somiglianza con la croce) e lo scegliamo come segno di speranza e d'impegno per fare il cammino di ricerca della volontà di Dio.
La redazione C.