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RUBRICA LITURGICA

 

 

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17-11-2019

GIORNATA MONDIALE DEI POVERI
La Giornata mondiale dei poveri, che si è celebrata per la prima volta il 19 novembre 2017, è stata istituita da Papa Francesco al termine del Giubileo della misericordia, nella lettera apostolica “Misericordia et misera”. “
Alla luce del Giubileo delle persone socialmente escluse, mentre in tutte le cattedrali e nei santuari del mondo si chiudevano le Porte della Misericordia, ho intuito che, come ulteriore segno concreto di questo Anno Santo straordinario, si debba celebrare in tutta la Chiesa, nella ricorrenza della XXXIII domenica del Tempo Ordinario, la Giornata mondiale dei poveri”, ha scritto papa Francesco a conclusione della lettera apostolica. È lui stesso, così, a rivelare la genesi della sua iniziativa, pensata in uno dei momenti più commoventi del Giubileo, in una piazza San Pietro popolata da migliaia di senza tetto, poveri ed emarginati.

La redazione C.

 

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10-11-2019

69° Giornata Nazionale del Ringraziamento.
Titolo del messaggio della “CEI”.
"Dalla terra e dal lavoro: pane per la vita"

Il Giorno del ringraziamento è una festa di origine cristiana, una manifestazione molto popolare che trae le sue origini fin dall’antichità, quando, organizzare la celebrazione annuale della Natura in onore dei raccolti che dona agli uomini. Proprio questo è il senso che si intende rievocare, per ribadire il forte legame dell’uomo con la natura e l’importanza che essa riveste nella vita di tutti da sempre.
Quando la Scrittura parla del creato, lo fa sempre con un tono di ammirato stupore per la varietà delle creature che vivono in essa. Fin dalla prima pagina essa sottolinea come Dio benedica la bontà di questa vita plurale e differenziata: “E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona” (Gen. 1,12).
E dello stesso stupore risuona il Cantico delle Creature di Francesco d’Assisi: “Laudato sì, mi Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba”.

La redazione C.

 

 

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09-11-2019

Dedicazione della Basilica Lateranense o Cattedrale di Roma
L'anniversario della dedicazione della basilica Lateranense, fu celebrato, a quanto sembra fin dal secolo XII, il 9 novembre. Inizialmente fu una festa solo della città di Roma. In seguito la celebrazione fu estesa a tutte le chiese di rito romano
Questa basilica, fondata nel IV secolo, è considerata la chiesa “madre di tutte le chiese dell'Urbe (di Roma) e dell'Orbe (del mondo)". L’annuale celebrazione in tutta la Chiesa latina è segno dell'amore e dell'unità con il Romano Pontefice.
L'imperatore Costantino fece costruire sul colle Laterano a Roma la basilica con un battistero e un palazzo che divenne la residenza dei vescovi di Roma per molti secoli. La basilica inizialmente dedicata al santissimo Salvatore, e poi, sotto il pontificato di san Gregorio Magno, intitolata anche ai santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista.
San Giovanni in Laterano è il simbolo della fede dei cristiani nei primi secoli, che sentivano la necessità di riunirsi in un luogo comune e consacrato per celebrare la Parola di Dio e i Sacri Misteri. Luogo che richiama tutti alla via della santità: in essa, infatti, la comunità dei battezzati ha una vera e propria casa. In essa si tennero cinque Concili ecumenici. Per mille anni la storia di Roma cristiana gravitò intorno a tale basilica, che papi, imperatori, re e fedeli adornarono via via di preziosi donativi e di splendide opere d’arte, segno della loro intensa fede in Cristo.
La redazione C.

 

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02-11-2019

Commemorazione di tutti i fedeli defunti.
La pietà verso i morti risale agli albori dell’umanità, mentre la commemorazione liturgica di tutti i fedeli defunti, prende forma nel 998, quando Sant’Odilone, monaco benedettino di Cluny (Francia) varò una legge in cui tutti i monasteri della sua congregazione dovevano celebrare il 2 novembre il giorno dei morti.
A partire dal XIII° secolo, la festa era ormai riconosciuta da tutta la Chiesa Occidentale, mentre Roma adottò questa pratica nel XIV° secolo e la festa si diffuse in tutta la Chiesa.
Oggi una delle nostre tradizioni più radicate è la visita ai cimiteri per andare a trovare i familiari defunti. La Chiesa ci invita a pregare per tutti i defunti, non solo per quelli della nostra famiglia o per i più cari, ma per tutti, soprattutto quelli che nessuno ricorda.
In questo giorno commemoriamo il mistero della Resurrezione di Cristo che apre a tutti la via della resurrezione futura. La speranza cristiana trova fondamento nella Bibbia, nella bontà e misericordia di Dio. «Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si alzerà sulla polvere!», (Giobbe19,25) esclama Giobbe nel mezzo della sua tormentata vicenda. I discepoli in tutta la loro esistenza sono guidati dallo Spirito del Risorto; per questo i fedeli pregano per i loro cari defunti e confidano nella loro intercessione.
La redazione C.

 

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01-11-2019

Solennità di tutti i Santi
Nella festa di tutti i Santi celebriamo ed invochiamo gli uomini fedeli a Dio, coloro che hanno ricevuto la grazia d’ascoltare il Vangelo trasformandolo in opere di bene e in testimonianza concreta. Sono i prescelti di Dio e non solo i canonizzati ma tutta l'innumerevole schiera di coloro che sono scritti nel libro della vita, diventati nostri modelli e intercessori presso Dio. Una moltitudine di giusti di ogni tempo, lingua, razza e nazione, discepoli che nel silenzio del loro cuore hanno dato una bella testimonianza d’amore a Dio e ai fratelli. È bello per noi pensare, che in quella schiera ci siano anche i nostri parenti, amici, forse nostra madre, nostro padre, che ci hanno fatto del bene senza che noi ci accorgessimo. Tale pensiero c’è d’incoraggiamento perché alimenta la nostra speranza di essere annoverati anche noi nel futuro tra i festeggiati. Lo speriamo non per i nostri meriti, ma soltanto per la grazia che Cristo Gesù ha meritato per noi. Celebriamo quindi la gioia di essere anche noi chiamati alla Santità, incitati dall’esempio e allietati dalla loro protezione.

ASPETTO STORICO
Le origini della Festa di Tutti i Santi o Ognissanti risale all’antica cultura celtica. Nello stesso periodo storico, i romani festeggiavano un giorno simile e quando i Romani conquistarono la Gallia, le due feste pagane s’integrarono ed era il momento di maggior contatto tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Il significato di questa festa, con l’affermarsi del cristianesimo, divenne prettamente religioso e spirituale.
Nel VII secolo, Papa Bonifacio IV cambiò la festa pagana in cristiana e venne chiamata ”Tutti i Santi”. Nell’835, Papa Gregorio IV fece coincidere la data della festa cristiana con quella pagana portandola al 1° novembre di ogni anno. Questo non bastò a sradicare il culto pagano, che viene ancora oggi rievocato con la notte di Halloween il cui significato è: vigilia di tutti i Santi.
Nel 1475 la festività di Ognissanti fu resa obbligatoria. da papa Sisto IV, in tutta la Chiesa d’occidente.
La redazione C.

 

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20-10-2019

Giornata Missionaria Mondiale
la Giornata Missionaria Mondiale è sempre stata considerata la “Festa di tutta la Chiesa Cattolica”.

ASPETTO STORICO
L’Opera della Propagazione della Fede, su suggerimento del Circolo missionario del Seminario di Sassari, propose a papa Pio XI nel 1926 di indire una giornata annuale in favore dell’attività missionaria della Chiesa universale. La richiesta fu accolta con favore e l’anno successivo fu celebrata la prima "Giornata Missionaria Mondiale per la propagazione della fede”, stabilendo che ciò avvenisse ogni penultima domenica di ottobre. In questo giorno i fedeli sono chiamati ad aprire il loro cuore alle esigenze spirituali delle “Chiese di missione” e ad impegnarsi mediante una raccolta di fondi. Sono così sostenuti con le offerte della Giornata, progetti per consolidare la Chiesa mediante l'aiuto ai seminari con la formazione del clero locale e all’assistenza socio-sanitaria dell’infanzia. La partecipazione alla raccolta di offerte collegata alla Giornata missionaria mondiale diviene l’espressione più alta di comunione ecclesiale e di fraternità universale a sostegno dell’evangelizzazione missionaria.
La redazione C.

 

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2-10-2019

Memoria degli Angeli Custodi.
Figure celesti presenti nell'universo religioso e culturale della Bibbia, gli Angeli trovano l'origine del proprio nome “messaggero”. Non a caso, nel linguaggio biblico, il termine indica una persona inviata per svolgere un incarico, una missione. Chiamati in primo luogo a contemplare il volto di Dio nel suo splendore, furono anche inviati agli uomini, dal Signore, per accompagnarli e assisterli con la loro invisibile ma premurosa presenza.
Nella storia della salvezza, Dio affida agli Angeli l'incarico di proteggere i patriarchi, i suoi servi e tutto il popolo eletto. Pietro in carcere viene liberato dal suo Angelo.
La devozione per gli Angeli è più antica di quella per i Santi: prese particolare importanza nel Medioevo quando i monaci solitari ricercarono la compagnia di queste invisibili creature e le sentirono presenti nel loro silenzioso raccoglimento.
L'uso di un giorno particolare dedicata agli Angeli Custodi si diffuse nella Spagna nel IV sec., e nel secolo successivo in Portogallo e più tardi in Austria. Nel 1670, Papa Clemente X ne fissò la data al 2 ottobre.
Nella vita attuale, però, gli uomini trascurano sempre di più la propria angelica compagnia, e non avvertono, ormai, la presenza di un puro spirito.
Di solito si parla dell'Angelo Custode soltanto ai bambini; gli adulti, invece, dimenticano il loro consigliere, il loro invisibile compagno di viaggio, il testimone della loro vita e anche questo aumenta il senso della desolazione che caratterizza il nostro tempo, nel quale si sono lasciate cadere, come infantili, tante consolanti verità di fede. È infatti, verità di fede che ogni cristiano riceve dal Battesimo, il proprio Angelo Custode, che lo accompagna, lo ispira e lo guida, per tutta la vita. «Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi» (Sal 90, 11).
La redazione C.

 

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2-10-2019
La festa dei nonni
è un momento d’incontro per dire "Grazie!" a chi ha dedicato tanto tempo ai nipoti, seguendone i passi come angeli custodi. La ricorrenza viene festeggiata il 2 ottobre, data in cui la chiesa cattolica celebra gli Angeli Custodi.
La festa è stata introdotta in Italia con la Legge 159 del 2005, quale momento per celebrare l'importanza del ruolo svolto dai nonni all'interno delle famiglie. Le istituzioni hanno così voluto sancire il ruolo che essi rivestono nella nostra società ove rappresentano un importante punto di riferimento, una risorsa di grande valore, un patrimonio di esperienza e saggezza cui attingere, oltre che un concreto ed indispensabile aiuto nell'educazione dei giovani all'interno delle famiglie.
I nonni sono figure insostituibili nell'infanzia di ogni bambino che, diventato adulto, ne ricorderà per sempre le coccole, i giochi e i tanti momenti spensierati.
La redazione C.

 

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2019
Ottobre missionario, mese missionario per eccellenza
“Come il Padre ha mandato me così anch'io mando voi” (Gv 20,24).
Dal Concilio Vaticano II (1962-1965) in poi si è venuta formando nella Chiesa una nuova e più forte coscienza missionaria. Si è fatta strada l’esigenza di un “tempo forte” dedicato alla missione universale della Chiesa. Ecco che, un’intuizione dell’Opera della Propagazione della fede italiana fece sì che il mese di ottobre fosse dedicato interamente alla missione universale. Un mese scandito da un itinerario di cinque settimane di cui la Giornata Missionaria Mondiale, fissata per la penultima domenica di ottobre, costituisce il punto culminante del “Mese Missionario.
L’ottobre missionario si articola attraverso un cammino di cinque settimane, in ognuna delle quali viene proposto un tema di riflessione:
Prima settimana: Contemplazione, fonte della testimonianza missionaria
Seconda settimana: Vocazione, motivo essenziale dell’impegno missionario
Terza settimana: Responsabilità, atteggiamento interiore per vivere la missione.
Quarta settimana: Carità, cuore della missionarietà.
Quinta settimana: Ringraziamento, gratitudine verso Dio per il dono della missione.
Questo appuntamento annuale ci invita a vivere intensamente i percorsi liturgici e caritativi, mediante i quali Gesù ci forma alla sua scuola.
Papa Giovanni Paolo II° affermava: ”La fede si rafforza donandola!” missionari, sacerdoti e laici, donano la loro testimonianza, nella consapevolezza che “andare alle genti” è un impegno di ogni battezzato.

Il mese di ottobre è anche dedicato al Santo Rosario ed è ricco di avvenimenti mariani.
Il 1 ottobre è S. Teresa di Gesù Bambino, dottore della Chiesa e patrona della Missione.
La prima domenica di ottobre si recita la Supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei.
Il giorno 7 ottobre si festeggia la Madonna delle vittorie detta anche del Rosario.
Il giorno 13 ottobre è l’anniversario dell’ultima apparizione della Madonna di Fatima in cui avvenne il Miracolo del sole.
La redazione C.

 

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29-09-2019

Gli Arcangeli:
Michele, Gabriele e Raffaele occupano le sfere più elevate delle gerarchie angeliche. Il titolo di arcangelo deriva dall’idea di una corte celeste in cui gli angeli sono presenti secondo gradi e dignità differenti. Queste hanno il compito di preservare la trascendenza e il mistero di Dio. Nello stesso tempo rendono presente e percepibile la sua vicinanza salvifica.
Prima della riforma del 1969 si ricordava, in questo giorno solamente san Michele arcangelo in memoria della consacrazione del celebre santuario sul monte Gargano a lui dedicato. Il nuovo calendario commemora in un'unica celebrazione i tre arcangeli gli unici dei quali la Chiesa cita esplicitamente nell’Antico e Nuovo Testamento. La Bibbia li ricorda con specifiche missioni:

Michele avversario di Satana, difensore e patrono della Chiesa universale;
Gabriele annunciatore delle divine rivelazioni;
Raffaele soccorritore dei viandanti.

San Luca mostra sovente l’intervento degli angeli nelle origini della Chiesa perché con la venuta di Cristo l’umanità è entrata nell’era definitiva in cui Dio è vicino all’uomo e il cielo è unito alla terra. Essi vengono da Dio «inviati in servizio, a vantaggio di coloro che devono essere salvati» (Ebr1,14).
È bello sapere che nella nostra lotta quotidiana non siamo soli e che qualcuno lotti sempre al nostro fianco.

PROFILO DEGLI ARCANGELI
Il culto di:
-S. Michele,
che significa “chi è come Dio?”, fiorì fin dai primi tempi del cristianesimo e viene raffigurato per lo più armato e in atto di trafiggere il drago. È l’arcangelo che insorge contro Satana e i suoi satelliti (Gd 9; Ap 12, 7; cfr Zc 13, 1-2), difensore degli amici di Dio (Dn 10, 13.21), protettore del suo popolo (Dn 12, 1). La lettera di san Giuda (v. 9) lo presenta in lotta contro Satana per il corpo di Mosè. Anche l’Apocalisse (12,7) ricorda il combattimento di Michele e dei suoi angeli contro il drago. L'origine di tale ricorrenza può essere ricondotta all'anno 663 quando i longobardi vinsero contro i saraceni, vicino al Monte Gargano, attribuendo la vittoria alla sua intercessione

-S. Gabriele, che significa "Forza di Dio", si presentò a Zaccaria come «colui che sta al cospetto di Dio» (Lc 1,19) da Lui mandato per questo annuncio e rivela a Daniele i segreti del piano di Dio (Dn 8, 16; 9, 21-22), annunzia a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista (Lc 1, 11-20) e a Maria quella di Gesù (Lc 1, 26-38).

-S. Raffaele, che significa "Dio guarisce", è citato nella Bibbia come l'angelo che accompagna e custodisce Tobia nel suo viaggio per incontrare la sua futura moglie e gli guarisce il vecchio padre cieco. "Io sono Raffaele" egli dichiara congedandosi da lui, "uno dei sette angeli che vanno e vengono davanti alla gloria del Signore". (Tb 12, 15; cfr Ap 8, 2).
La redazione C.

 

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14-09-2019

La Festa dell’Esaltazione della S. Croce ricorre il 14 settembre, in ricordo del ritrovamento della croce di Gesù da parte di Sant'Elena, avvenuto, secondo la tradizione, il 14 settembre del 320. E' una festività della Chiesa cattolica, ortodossa e di altre confessioni cristiane, in essa si commemora la croce sulla quale fu crocifisso Gesù.
Col termine di "esaltazione", la festa passò anche in Occidente e dal VII° secolo, essa voleva commemorare il recupero, della Croce trafugata quattordici anni prima durante la conquista della Città santa, fatto dall'imperatore Eraclio nel 628.
La festa quale noi oggi celebriamo fa riferimento al mistero stesso della Croce e assume un significato ben più alto.
La glorificazione di Cristo passa attraverso il supplizio della Croce, l'antitesi sofferenza-glorificazione diventa fondamentale nella storia della Redenzione.
Come Cristo incarnato, si sottomette volontariamente all'infamante supplizio della Croce, così il cristiano, accettando questa verità, deve portare nel cammino d'ogni giorno la propria croce, sopportando sofferenze ingiustizie, invidie e maldicenze, questa è l'esaltazione della Santa Croce, la misericordia e il perdono, perché la Croce di Gesù è la nostra croce, la Sua esaltazione è la nostra esaltazione.
La Croce, il simbolo della religione Cristiana, fa volgere lo sguardo a tutti i “crocefissi” di sempre: poveri, immigrati, sfruttati, vecchi e ammalati e a noi verrà la salvezza tramite loro, per i quali sono sempre valide le parole del Vangelo "Avevo fame... avevo sete... ero forestiero... ero nudo... ero malato... " (Mt 25,42-45).
Se non ci fosse stato Cristo crocefisso, non ci sarebbe nemmeno la Croce e tale e tanta è la sua ricchezza che chi la possiede ha un vero tesoro ed in essa risiede la nostra salvezza.
La redazione C.

 

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08 settembre 2019

Natività della Beata Vergine Maria
La fonte prima che racconta l’evento è il cosiddetto Protovangelo di Giacomo secondo il quale Maria nacque a Gerusalemme nel luogo dove, secondo la tradizione, risiedevano i genitori, Anna e Gioacchino discendenza di Abramo. Qui nel IV secolo venne edificata la basilica di sant’Anna e nel giorno della sua dedicazione veniva celebrata la natività della Madre di Dio. La festa si estese poi a Costantinopoli e fu introdotta nella Chiesa latina dal papa, di origini siriane, Sergio I (sec VII).
La devozione verso la Natività di Maria si sviluppò in modo particolare nella diocesi ambrosiana, come testimonia il Duomo di Milano dedicato a Santa Maria Nascente.
Onorando la natività della Madre di Dio si va al vero significato e il fine di questo evento che è l'incarnazione del Verbo. Infatti Maria nasce, viene allattata e cresciuta per essere la Madre del Figlio di Dio fatto uomo, per opera dello Spirito Santo, come promessa per liberare gli uomini dall’antica schiavitù del peccato. È questo del resto il motivo per cui di Maria soltanto (oltre che di S. Giovanni Battista e naturalmente di Cristo) non si festeggia unicamente la " nascita al cielo ", come avviene per gli altri santi, ma anche la venuta in questo mondo.
Il meraviglioso di questa nascita è nel significativo passo innanzi che Dio fa nell'attuazione del suo eterno disegno d'amore. Occorre cercare in questo culto della Natività di Maria una profonda verità: la venuta dell’uomo-Dio sulla terra fu lungamente preparata dal Padre nel corso dei secoli. La nascita della Vergine fu preannunziata fin dall’inizio, quando il Signore promise all’umanità decaduta un’altra donna che avrebbe schiacciato il capo al serpente.
Ora se Maria fu eletta ad essere Madre di Dio, era necessario che Dio l'adornasse d'una grazie corrispondente alla dignità eccelsa cui l'aveva destinata. La devozione cristiana ha voluto perciò venerare le persone e gli avvenimenti che hanno preparato la nascita di Cristo sul piano umano e sul piano della grazia: la sua Madre, la nascita di essa, la sua concezione, i suoi genitori e i suoi antenati (vangelo: Mt 1,1-16.18-23).
Maria nacque santa, poiché fu concepita senza macchia originale e piena di ogni grazia. La grazia che ebbe la SS. Vergine sorpassò la grazia non solo di ciascun santo, ma di tutti gli Angeli ed i Beati del cielo, e questo ben a ragione perché Maria era destinata a divenire Madre di Dio. Per questo la festa odierna è stata celebrata con lodi magnifiche da molti santi Padri, che hanno attinto alla loro conoscenza della Bibbia.
La redazione C.

 

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1 settembre 2019

La Giornata Nazionale per la Custodia del Creato consiste in una giornata dedicata a riaffermare l'importanza, anche per la fede, dell'ambientalismo. Infatti, dalla contemplazione della terra e delle sue meraviglie, scaturisce la lode e il ringraziamento al Creatore.
"Dio pose l'uomo nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse" (Gn 2,15).
Tra i racconti biblici ha un fascino particolare la storia di Giuseppe, incaricato di amministrare gli anni dell'abbondanza e quelli della carestia per la terra d'Egitto. (cfr Gen 41,47-57).
Il tema della salvaguardia del creato è stato uno dei primi punti d'accordo nel cammino di riconciliazione tra le diverse confessioni cristiane. La giornata si celebra il 1 settembre, capodanno ortodosso, su proposta fatta nel 1989 dell'allora patriarca di Costantinopoli. Dal 2013 la CEI ha deciso di modificare la traduzione del termine inglese “integrity” (salvaguardia) a custodia e la giornata in ambito cattolico si chiama ora "Giornata per la custodia del creato".
Nel 1991 Raimon Panikkar (sacerdote cattolico, teologo e scrittore) ha scritto che "occorreva chiedere perdono alla madre terra per le contaminazioni che le abbiamo causato con la violenza, l'avidità e lo sfruttamento senza misura della terra. Invocava Dio Padre, affinché si compisse quella riconciliazione tra l'uomo e la terra". In sintesi, offriva e consacrava al Signore la madre terra.
Memori di questo insegnamento, anche noi dobbiamo comprendere il valore del creato per riscoprire il vero volto di Dio. È necessario sensibilizzarsi per rispettare la bellezza della natura, per non offenderla con la nostra avidità, inquinandola, distruggendola e deturpandola. Si tratta di maturare una coscienza ecologica e non sciupare quella splendida casa che è il pianeta sul quale viviamo.
La redazione C.

 

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22 agosto 2019
Quinto mistero della Gloria
Maria è incoronata Regina del Cielo e della terra.
«Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle» (Ap 12, 1).
Maria è Regina perché è madre di Cristo, il Re. Coronata col duplice diadema della verginità e della maternità divina. La festività odierna, parallela a quella di Cristo Re, venne istituita da Pio XII nel 1955.
La solennità dell'Assunzione ha un prolungamento festoso nella celebrazione della Beata Maria Vergine Regina, che ricorre otto giorni dopo, nella quale si contempla Colei che, assisa accanto al Re dei secoli, splende come Regina e intercede come Madre.
Questo posto di singolarità e di preminenza, accanto a Cristo Re, le deriva dai molteplici titoli, illustrati da Pio XII nella lettera enciclica “Ad Coeli Reginam” del 11 ottobre 1954, che la rende partecipe della dignità regale di Gesù.
Ella è Regina perché eccelle su tutte le creature, in santità. Tutti i cristiani vedono e venerano in lei la sovrabbondante generosità dell'amore divino, che l'ha colmata di ogni bene. Ella distribuisce regalmente e maternamente quanto ha ricevuto dal Re; protegge con la sua potenza i figli acquisiti in virtù della sua corredenzione e li rallegra con i suoi doni. Per questo la Chiesa invita i fedeli a invocarla non solo col dolce nome di madre, ma anche con quello reverente di Regina.
La redazione C.

 

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15 agosto 2019

Quarto mistero della gloria.
La Festività dell’Assunzione
commemora la glorificazione del corpo e dell'anima della Madre di Dio, colei che ha raggiunto la pienezza della salvezza, fino alla trasfigurazione del corpo.
L'Assunzione di Maria in Cielo è un dogma cattolico nel quale viene affermato che Maria, preservata immune da ogni colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, salì alla gloria celeste sia con l'anima che con il corpo.
L’Assunzione di Maria cominciò a essere celebrata nel VI secolo a Gerusalemme ed in seguito, l’imperatore Maurizio (582-602), estese la festa a tutto l’impero. Verso l’anno Mille, questa festa era ormai diffusa fra tutta la popolazione di fede cristiana. Nonostante ciò, per molti secoli i teologi dibatterono sull’Assunzione di Maria, non essendo tutti d’accordo nel considerarla verità rivelata.
Alla fine però, il 1º novembre 1950, Pio XII promulgò il dogma dell’Assunzione della Vergine, attraverso la costituzione apostolica Munificentissimus Deus (traducibile: "Dio generosissimo"), dichiarando che Maria non dovette attendere, al pari delle altre creature, la fine dei tempi per fruire anche della redenzione corporea, Egli volle così mettere in rilievo il carattere unico della sua santificazione personale, poiché il peccato non ha mai offuscato, neppure per un solo istante, la limpidezza della sua anima.
Alla luce di questa dottrina, Maria è presentata come nuova Eva, strettamente unita al nuovo Adamo, Gesù. Maria è colei attraverso la quale Cristo porta la salvezza nel mondo, la Madre che ci sollecita a camminare verso il regno di Dio.
La Madre del Signore è l’immagine della Chiesa: garanzia che il suo destino di salvezza è assicurato anche a noi, già redenti da Cristo, perché come in Lei, così in tutti noi lo Spirito del Risorto attuerà pienamente la sua missione; Lei è già quello che noi saremo.
La redazione C.

 

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6 agosto 2019

Quarto mistero della luce
La trasfigurazione di Gesù è un episodio della vita di Gesù Cristo descritto dai tre vangeli sinottici, (Matteo 17,1-8; Marco 9,2-8, Luca 9,28-36) e fa parte del mistero della salvezza.
Evento evangelico, sul quale è fondata tale commemorazione: “Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, e li condusse sopra un alto monte (Tabor), in disparte, e si trasfigurò davanti a loro: il suo volto risplendette come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce” (Mt. 17,2).
Cristo sul monte cambia d'aspetto, assume temporaneamente uno stato fisico assolutamente fuori dalla norma, condizione definita come metamorfosi, oltre la forma naturale, ossia trasfigurazione. In questo contesto appaiono Mosè ed Elia che conversano con Gesù e una voce da una nube dichiara la figliolanza divina di Gesù.
Questo passo evangelico fu interpretato come una delle prove in base alle quali Cristo era anche Dio, non un semplice uomo.
Un esempio è il seguente: Cristo ha voluto che i tre salissero sul monte, per risplendere ad essi nella sua vera forma, per mostrare la sua divinità e per rivelare ciò che nascondeva sotto le spoglie umane. (S.Gregorio Nazianzeno, Oratio 32).
Papa Callisto III elevò di grado la festa devozionale, estendendola alla Chiesa universale nel 1456.
La redazione C.

 

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1 e 2 agosto 2019

Il Perdono di Assisi
Quello che ha reso nota in tutto il mondo la Porziuncola è soprattutto il singolarissimo privilegio dell’Indulgenza, che va sotto il nome di “Perdono d’Assisi”, e che da oltre sette secoli converge verso di essa i pellegrini. Milioni e milioni di anime hanno varcato questa “porta della vita eterna” e si sono prostrate qui per ritrovare la pace e il perdono nella grande Indulgenza della Porziuncola.
L’aspetto religioso più importante del “Perdono d’Assisi” è la grande utilità spirituale per i fedeli, stimolati alla confessione e alla comunione eucaristica, per goderne i benefici.

INDULGENZA PLENARIA DELLA "PORZIUNCOLA"
L’indulgenza si può acquistare soltanto una volta, nelle chiese parrocchiali, nelle basiliche minori, nei santuari. La visita alla chiesa si può fare dal mezzogiorno del 1° agosto alla mezzanotte del 2 agosto di ogni anno.
Le opere prescritte sono: visita alla chiesa, con la recita del Padre nostro e del Credo, confessione, comunione e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice (almeno un padre nostro ed una Ave Maria).
(Enchiridion Indulgentiarum, ed. 1999, concessione n. 33).

L’evento del Perdono della Porziuncola resta una manifestazione della misericordia infinita di Dio.
Le fonti tradizionale narrano che in una notte di luglio del 1216, Francesco, immerso in preghiera nella chiesa della Porziuncola, ebbe in visione Gesù e la Madonna circondati da angeli. Gli fu chiesto quale grazia desiderasse, avendo egli tanto pregato per la salvezza delle anime. Francesco rispose domandando che fosse concesso il perdono completo di tutte le colpe a coloro che, confessati e pentiti, visitassero la chiesa. “Accolgo la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”. Il mattino seguente Francesco si recò a incontrare Onorio III, eletto pontefice in quei giorni da un conclave riunitosi a Perugia.
Questa indulgenza fu concessa nel 1216 dal papa a tutti i fedeli, concedendo che essa liberasse «dalla colpa e dalla pena in cielo e in terra, dal giorno del battesimo al giorno e all'ora dell'entrata in questa chiesa». Il 2 agosto 1216, insieme ai Vescovi dell’Umbria, Francesco annuncia al popolo convenuto alla Porziuncola: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”.
Il Diploma di Teobaldo del 1310 "Canone teobaldino", emanato dalla curia vescovile il 10 agosto, è il principale documento storico relativo alla concessione di tale indulgenza, inizialmente riservata esclusivamente alla chiesa della Porziuncola. Nel corso del tempo, l'indulgenza fu estesa a tutte le chiese parrocchiali ma la Basilica di S.Maria degli Angeli ad Assisi (in cui è conservata l'originaria chiesa della Porziuncola) è rimasta la meta privilegiata dei pellegrinaggi.
La redazione C.

 

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La fede non va in vacanza
Durante la vacanza riserviamo sempre un tempo a Dio e non dimenticare il “giorno del Signore”, che è il giorno della liturgia. Il concetto più genuino e profondo di vacanza potrebbe essere espresso come “riposo”. L’invito di Gesù agli apostoli: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un pò” (Marco 6,31) è attuale anche oggi.
Il divertimento ad ogni costo, colpisce alla fonte il significato simbolico del “giorno del Signore”. Probabilmente l'idea della vacanza trascina con sé anche la vacanza dalla fede, chi sceglie Cristo lo sceglie per tutto l'anno e non conosce la villeggiatura, né per riposo, né per lavoro e la vacanza non deve pregiudicare le esigenze dello spirito. Il Signore non va mai in ferie, ci ama troppo per abbandonarci e lasciarci soli. Durante la vacanza il riposo è identificabile con la contemplazione e la riconciliazione dell'uomo con sé stesso, con i propri simili, con la natura, per rinfrancarsi nel corpo e nello spirito riscoprendo la profondità dei problemi della vita. Attraverso il vero “riposo” l’uomo dà un valore alle sue opere ed è purificato ed introdotto nel “tempo” perfetto in cui incontra la Gloria di Dio. Bisogna “riservare” un momento a Dio, aprirsi a Lui con un pensiero, una meditazione, una preghiera. Il Vangelo è sempre Vangelo ovunque ci si trovi. Questo è il senso di una vera vacanza umana e spirituale.
La redazione C.
 

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16 luglio 2019

Beata Vergine Maria del Monte Carmelo
Il primo profeta d'Israele, Elia (IX sec. a.C.), dimorando sul Monte Carmelo, sopra l'odierna città di Haifa, dove aveva ricondotto il popolo di Israele al culto del Dio vivente, ebbe la visione della venuta della Vergine, che si alzava verso il monte, portando la pioggia e salvando Israele dalla siccità. In quella immagine tutti i mistici cristiani e gli esegeti hanno sempre visto la Vergine Maria, che portando in sé il Verbo divino, ha dato la vita e la fecondità al mondo.
Nel XII° sec. un gruppo di pellegrini occidentali, si ritirò sul monte Carmelo, edificarono una cappella dedicata alla Vergine, fù l'inizio dell'Ordine Carmelitano. Il 16 luglio del 1251 la Vergine, circondata da angeli e con il Bambino in braccio, apparve al primo Padre generale dell'Ordine dei monaci carmelitani, S. Simone Stock, all'epoca priore dell'Ordine Carmelitano, al quale consegnò uno scapolare in tessuto, col "privilegio sabatino", ossia la promessa della salvezza dall'inferno, per coloro che lo indossano e la liberazione dalle pene del Purgatorio il sabato seguente alla loro morte. (Avvenire) Dal sito “santiebeati”
Nel 1786 papa Benedetto XIII° estese la festività liturgica a tutta la Chiesa latina.

La redazione C.

 

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Breve storia della Via Crucis

La “Via Crucis” è un esercizio di pietà. Esso, ripercorre l’ultima parte della vita terrena di Gesù: il cammino della croce, dalla condanna a morte alla crocifissione, morte e sepoltura.
Per secoli è stata e continua a esserlo ancora oggi, una forma di devozione molto radicata nel popolo Cristiano. La ragione è da ricercarsi, nel fatto che si tratta di un esercizio devoto sulla figura umana e sofferente di Cristo.
I primi cristiani, e poi numerosi pellegrini, si recavano a Gerusalemme per venerare la Via dolorosa di Gesù. Le prime forme della Via Crucis possono essere ravvisate nella processione che si snodava nel II secolo fra i tre edifici Sacri eretti sulla cima del Golgota e nella Via Sacra, come si desume dalle "cronache di viaggio" dei pellegrini del V e VI sec. Nel Medio Evo inoltrato, l'entusiasmo sollevato dalle Crociate e la presenza dei frati Minori Francescani, che avevano in custodia i Luoghi Santi di Palestina, suscitò nei pellegrini, di ritorno dalla Terrasanta, il desiderio di riprodurre tale pratica nella propria terra. Il terreno di questa pratica è stato preparato dalla devozione di S. Bernardo di Chiaravalle (t 1153), S. Francesco d'Assisi (f 1226) e S. Bonaventura da Bagnoreggio (f 1274).
Le rappresentazioni dei vari episodi dolorosi accaduti lungo il percorso, contribuivano a coinvolgere gli spettatori con una forte carica emotiva e rappresentò un modo di portare idealmente a Gerusalemme ciascun credente.
La Via Crucis nasce dalla fusione di tre devozioni che si diffusero, dal XV sec.: La devozione alle "Cadute di Cristo" sotto la croce; La devozione ai "Cammini Dolorosi di Cristo", che consiste nell'incedere processionale da una chiesa all'altra in memoria dei percorsi di dolore compiuti da Cristo durante la sua passione; e La devozione alle "Stazioni di Cristo", momenti in cui Gesù si ferma durante il cammino verso il Calvario, o perché stremato dalla fatica, o perché, mosso dall'amore, cercando ancora di stabilire un dialogo con gli uomini e le donne che partecipano alla sua passione.
La Via Crucis, nella sua forma attuale e nello stesso ordine, è nata, in Spagna, nella prima metà del XVII sec. In seguito la pratica passò dalla penisola iberica alla Sardegna e poi nella penisola italica e uno dei più convinti ed efficaci ideatori e propagatori della Via Crucis fu S. Leonardo da Porto Maurizio. Fra le 572 Via Crucis da lui erette, la più famosa fu quella insediata nel Colosseo nel 1750, per celebrare l'Anno Santo, su richiesta di Benedetto XIV. Il Pontefice fece erigere 14 edicole con le stazioni tradizionali e fece piantare al centro una grande croce, meta della processione.
Abbattute le edicole e la croce, dopo il 1870, furono ricollocate nel 1926 all’interno del Colosseo, dove si trovano ancora oggi.
Nel 1964 è stata ripresa, da Paolo VI la tradizione del rito della Via Crucis al Colosseo.
Le Stazioni, arrivata a noi (Via Crucis Tradizionale), sono segnalate da una serie di 14 immagini, ma l’assenza di momenti significativi dei racconti evangelici, ha portato a elaborare schemi alternativi. Nel 1991 la tradizionale “Via Crucis” di Giovanni Paolo II, al Colosseo, fu articolata secondo il Vangelo (Via Crucis biblica) e da alcuni anni questo è lo schema di tale cerimonia.
La redazione C.

 

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La Sindone
Il mistero dell’Uomo dei dolori
La sindone è un oggetto di grande devozione, vista sempre come un pegno che Gesù ci ha lasciato in ricordo della drammatica della sua Passione, morte e resurrezione. È un messaggio che Dio rivolge a ciascuno di noi, un invito a rileggere i vangeli della Passione per riscoprire nella sua drammatica la sofferenza dell’Uomo dei dolori, del giusto per eccellenza. Nelle pieghe dei questo lenzuolo, l’uomo ritrova se stesso, il senso della sua esistenza, la ragione della vita e la sua vocazione di figlio di Dio destinato alla gloria.
Storia:
La Sindone è un lenzuolo di lino, delle dimensioni di circa m 4,42 x 1,13, contenente una doppia immagine; una frontale e una dorsale di un uomo che è stato flagellato, coronato di spine, crocifisso e trafitto da una lancia al costato dopo la morte, proprio come descritto nei Vangeli. L'immagine è contornata da due linee nere dovuti all'incendio avvenuto a Chambéry nel 1532.
Secondo la tradizione si tratta del Lenzuolo citato nei Vangeli che servì per avvolgere il corpo di Gesù nel sepolcro. Questa tradizione ha trovato numerosi riscontri dalle indagini scientifiche sul Lenzuolo e la probabilità che sia autentica è altissima.

La redazione C.

 

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IL SEGNO DELLA CROCE,
e quel che c'è da sapere
Il gesto semplice che i cattolici fanno migliaia di volte nella loro vita ha un significato più profondo di quanto la maggior parte di loro non sappia. Sappiamo davvero cosa facciamo quando ci segniamo con la croce nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo?
Molte persone eseguono semplicemente i movimenti del rito di segnarsi senza capire perché lo fanno.
Il segno della croce è il segno più santo che ci sia, il segno della nostra salvezza. Tutta la vita cristiana è racchiusa nel segno di croce: ha inizio con il segno di croce al momento del Battesimo e termina sulla terra con il segno di croce della sepoltura.
Quando facciamo il segno della croce facciamolo bene, non affrettato, un segno lento, ampio, raccogliamoci dunque bene; perché è il segno più santo che ci sia.
Quando ti fai il segno della croce stai esprimendo il credo in versione ridotta, stai professando di credere nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Quando pronunci delle parole in nome di qualcuno, stai dichiarando la loro presenza e ti stai mettendo alla loro presenza. Il segno della croce rappresenta l’essere discepoli di Gesù.

SIGNIFICATO: è una professione di fede
Il segno della croce è un atto di devozione a Gesù Cristo; una proclamazione delle principali verità della nostra Fede:
- con la sua forma, ci ricorda la croce di Cristo: l'incarnazione, passione, morte e risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo.
- con le parole, esprimiamo l'unità e trinità di Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo.
- e poi è un rinnovo del sacramento del Battesimo, perché significa: “Sono morto con Cristo e rinato a vita nuova”.

LE ORIGINI:
Il segno della croce è una pratica ed una forma di preghiera molto antica, non ne risultano indicazioni nella Scrittura, ma nel IV° sec. San Basilio affermava che il segno deriva dai tempi degli apostoli in cui veniva utilizzato nell’amministrazione del battesimo.
Le prime testimonianze dell’uso del segno della croce si riferiscono al piccolo segno di croce, l’unico allora in uso. Tertulliano, autore che visse tra il II° e il III° sec., parla di un uso personale e diffuso di questo gesto. Poco più tardi compaiono le prime testimonianze liturgiche del gesto. L’uso di segnarsi anche il petto risale al V° sec. nell’Oriente cristiano.

COME SI FA: Verso il X° secolo nella liturgia venne introdotto il “grande segno della croce”. Il gesto viene spesso accompagnato da una formula di preghiera: «Nel nome del Padre (testa), del Figlio (petto) e dello Spirito Santo (spalle), Amen (mani giunte sul petto)».
La redazione C.

 

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PERCHÉ SI VA A MESSA LA DOMENICA?
Per molti cristiani è un obbligo, una routine che rischia di diventare un peso. In realtà le motivazioni di recarsi in chiesa la domenica hanno la loro prima radice nel terzo comandamento dato da Dio a Mosé “ricordati del giorno di sabato per santificarlo”. Quindi la dedicazione di un giorno interamente al Signore.
Gli ebrei hanno sempre riservato il sabato a questo scopo. I cristiani hanno invece scelto, come giorno del Signore, la domenica perché esso è il giorno in cui Gesù è risorto.

IL RITO DELLA MESSA
Noi sappiamo che Gesù non ha esitato il sacrificio della sua vita. Tuttavia, compiuto il Sacrificio sul Calvario, mancava, se così si può dire, ancora qualcosa: un mezzo, uno strumento, perché tutti gli uomini ne potessero beneficiare: questo Mezzo è la S. Messa, pensato da Cristo per ogni cristiano. Messa e Calvario sono dunque il medesimo sacrificio. Se sul Calvario Nostro Signore acquistò i meriti e le grazie per la salvezza del genere umano, è nella Messa che li distribuisce.
La parte essenziale della Messa è la consacrazione del pane e del vino che venne istituito e celebrato per anticipazione nel corso dell’Ultima Cena.
Il Concilio Vaticano II° ha affermando che la messa, la Cena del Signore, costituisce il “culmine e l’origine” di tutto il nostro vivere cristiano. La Messa è il centro propulsore di tutta la sua vitalità, di tutta la sua forza; allora, il sacrificio Eucaristico è l'atto supremo di amore a Dio che l'uomo può compiere, adorandolo per mezzo di Cristo Figlio di Dio nello Spirito Santo. In sostanza il Concilio Vaticano II° ha detto che il sacrificio Eucaristico è il centro della religione.
In definitiva il senso di andare in chiesa e celebrare il rito della messa, per noi cristiani è quello di ringraziare colui che da sempre ci ha amati, che sempre ci ama e che per sempre ci amerà. Gesù è presente nelle letture che sono Parola sua, Parola ispirata dallo Spirito ed è presente nel sacrificio eucaristico. Quindi non deve essere un obbligo, ma un motivo di gioia e deve essere al primo posto nella vita.

LA MESSA LUNGO I SECOLI
Se dunque il Signore ha tracciato le linee fondamentali del Culto liturgico cristiano, Gli Apostoli e la Chiesa hanno aggiunto in seguito numerosi altri gesti e preghiere che servono a far capire meglio quello che succede nella Consacrazione.
Il Concilio di Trento afferma che la S. Messa è un vero e proprio sacrificio nel quale, sotto le apparenze sensibili del pane e del vino, il sacerdote offre a Dio, sull’altare, il Corpo e il Sangue di Cristo. Il Concilio di Trento prosegue qualificando questo Sacrificio come la rinnovazione e la perpetuazione del Sacrificio della Croce e non una semplice commemorazione di esso.
La riforma dopo il Concilio Vaticano II°
Principio fondante della riforma liturgica del Concilio è una partecipazione cosciente, attiva e semplice dei fedeli alle liturgie. Una delle principali conseguenze del nuovo rito della Messa, fù l'abbandono del latino a favore delle lingue nazionali e lo spostamento degli altari, portandoli al centro del presbiterio rivolto verso l'assemblea dei fedeli; l'altare doveva risultare in tutto e per tutto una mensa. L'innovazione incoraggia una partecipazione attiva dei fedeli alla liturgia stessa. La posizione del sacerdote verso l'assemblea dei fedeli ha il significato, che "l'Eucaristia è un pasto consumato assieme al Signore".

La redazione C.
 

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«LA MESSA È NOIOSA?
È UN PROBLEMA VOSTRO, NON DELLA MESSA»


IL CARDINALE DOLAN SPIEGA PERCHÉ.
Quante volte voi genitori l’avete sentito dire dai vostri figli la domenica mattina? Quante volte i nostri insegnanti e i nostri catechisti l’hanno sentito mentre preparavano i bambini per la Messa? E, ammettiamolo, quante volte noi stessi ce lo siamo detti?
Cosa dire di fronte a una frase così infelice e quasi sacrilega? Beh, innanzitutto: “No, non è così!”. Uno può trovare la Messa noiosa, ma è un problema suo, non della Messa.
Ci sono nella vita diverse attività importanti che sono “noiose e il loro valore non dipende dal grado di soddisfazione con cui le facciamo. La Messa è importante per la salute della nostra anima.
La noia è un nostro problema e, dicono i sociologi, lo è perché siamo ormai abituati a esperienze mordi e fuggi, Grazie a Dio, il valore di un evento non dipende dal fatto che possano “annoiare” o meno, gli avvenimenti importanti non esistono per emozionarci.
Questo è vero in particolar modo per il Santo Sacrificio della Messa. Noi crediamo che ogni Messa è il rinnovarsi dell’avvenimento più importante e decisivo che sia mai accaduto: l’eterno, infinito sacrificio di lode di Dio Figlio a Dio Padre su una croce. Pensiamoci un attimo: anche i soldati romani erano “annoiati” quando deridevano Gesù e si giocavano a dadi la sua tunica.
Secondo, non andiamo a Messa per cercare uno svago, ma per pregare. Se i fiori sull’altare sono belli, se la musica è piacevole, se l’aria condizionata funziona, se la predica è corta e significativa, se attorno ci sono volti amici… tutto questo di certo aiuta. Ma la Messa è efficace anche se tutte queste cose mancano.
Perché la Messa non riguarda noi, ma Dio. E il valore della Messa viene dalla nostra semplice ma profonda convinzione, basata sulla fede, che per un’ora, la domenica, siamo parte di qualcosa che “va al di là”, siamo innalzati verso l’eterno, siamo partecipi di un mistero, unendoci a Cristo nel rendimento di grazie, nell’amore, nel sacrificio di espiazione che offre eternamente al Padre. Quello che fa Gesù funziona sempre e non è mai noioso. La Messa non è un tedioso compito che assolviamo per Dio, ma un miracolo che Gesù compie con e per noi.
di Timothy Dolan - Cardinale e Arcivescovo di New York
dal sito www.iltimone.org (adattato)

 

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ADORAZIONE EUCARISTICA
Adorare è: entrare nell’esperienza del paradiso.
L'Adorazione Eucaristica è una forma di preghiera della Chiesa cattolica durante la quale il pane consacrato nell'Eucaristia viene esposto solennemente ai fedeli.
L'adorazione è l’unico culto dovuto solo a Dio. Quando Satana cercò di tentare Gesù nel deserto Gesù gli rispose con la Scrittura: "Adora il Signore Dio tuo e a LUI SOLO rendi il culto". (Matteo 4,10)

L’Adorazione Eucaristica è l’atto più alto dell’uomo nei confronti del suo Creatore, mettersi ai suoi piedi in atteggiamento di reverenza ed accoglienza di tutto quanto proviene da Lui, nella consapevolezza che solo Lui conta. Chi adora pone al centro della sua attenzione e del suo cuore, il Dio Creatore e Salvatore di tutto l’universo. La Persona Divina di Nostro Signore Gesù, presente nel SS.mo Sacramento, vuole che noi gli parliamo; a sua volta Egli parlerà a noi.
Trattenendosi presso Cristo Signore, si gode della sua intima familiarità. Questo colloquio è appunto la vera meditazione eucaristica, è l'Adorazione. Sappiate che Nostro Signore vuole il vostro cuore; vuole il pensiero e la preghiera di questo cuore, come espressione del nostro amore per Lui.
Benedetto XVI a Lourdes il 15 settembre 2008: “Quando noi contempliamo l’Ostia Santa, Corpo glorioso trasfigurato e risuscitato di Gesù, noi contempliamo quello che contempleremo nell’eternità”
Calcolate quell'ora di adorazione, come un'ora di Paradiso; andateci come si va al banchetto divino. Dite a voi stessi: "Per due o per un'ora io starò ad un'udienza di grazia e di amore, presso Nostro Signore; è stato Lui ad invitarmi, ora mi attende, mi desidera".
Quando vi capitasse un'ora che costa fatica alla natura, rallegratevi, il vostro amore sarà più grande.
"L'adorazione eucaristica è una forza d'intercessione e di liberazione che dona pace"( Card. Marc Ouellet)


Perché adorare
Perché solo Dio è degno di ricevere tutta la nostra lode e la nostra adorazione per sempre.
Per dire grazie a Dio per tutto ciò che ci ha donato da prima che esistessimo.
Per intercedere per tutta l’umanità.
Per chiedere perdono per i nostri peccati e per quelli del mondo intero.
Per pregare per la pace e la giustizia nel mondo e l’unità tra tutti i Cristiani.
Per chiedere il dono dello Spirito Santo per annunciare il Vangelo in tutte le nazioni.
Per pregare per i nostri nemici e per avere la forza di perdonarli.

Storia
La pratica dell'adorazione inizia con il diffondersi della vita monastica. La vita in clausura prevede infatti lunghi tempi di meditazione e contemplazione alla presenza dell'Eucaristia. Così nelle varie forme di monachesimo, si comincia a istituire un tempo fisso nella vita quotidiana del monaco dedicato proprio all'adorazione eucaristica.
La prima testimonianza di tale pratica si registra, in una delle prime biografie dedicate a San Basilio Magno. Dopo la consacrazione, egli era solito dividere l'Eucaristia in tre parti: quella che restava dopo la consumazione veniva posta in un ostensorio sopra l'altare, per l'Adorazione da parte della comunità. La pratica si diffuse con il tempo, anche presso chiese e cattedrali, come manifestazione pubblica di affidamento dei fedeli al Signore.
Il 25 marzo 1654 si registra la fondazione di un monastero in cui il Santissimo Sacramento era adorato giorno e notte. Da allora la pratica dell'Adorazione anche perpetua si andò diffondendo. L'esperienza più forte è quella portata avanti negli Stati Uniti dalle Sorelle Francescane dell'Adorazione Perpetua, che la portano avanti ininterrottamente dal 1° agosto 1878.

La redazione C.

 

 

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Breve storia del Santo Rosario
Il Rosario è una preghiera devozionale e contemplativa a carattere litanico tipica della Chiesa cattolica e conoscerne l'origine ci può insegnare tanto di questa preghiera.
La parola "rosario" (dal latino rosarium/rosaio) deriva da un usanza medioevale che consisteva nel mettere una corona di rose sulle statue della Vergine; queste rose erano simbolo delle preghiere rivolte a Maria.
Nei conventi i fratelli laici, per la scarsa familiarità con il latino, quando recitavano i salmi nel coro, integravano le loro pratiche di pietà con la recita dei "Paternoster" per il cui conteggio si usava una collana di grani infilati a uno spago.
In realtà, l'abitudine di contare le preghiere con una cordicella annodata era già diffusa nel III e IV secolo ai tempi dei monaci eremiti del deserto. Questi strumenti nel Medioevo si chiamarono "Paternoster".
In un primo tempo, infatti, il culto della Vergine praticamente non esisteva e la recita dell'Ave Maria, nata nel VII secolo, si affermò nel mondo cristiano soltanto intorno al mille. Intorno al XVI secolo si ha la fissazione definitiva della seconda parte che fino a allora aveva numerose varianti.
Questa devozione fu resa popolare da San Domenico il quale, secondo la tradizione, ricevette nel 1214 il primo Rosario dalla Vergine Maria, nella prima di una serie di apparizioni, invitandoci a recitare il Rosario, come mezzo per la conversione dei non credenti e dei peccatori.
Promotori di questa devozione sono stati i Domenicani, infatti, fu Papa S. Pio V (domenicano), il primo a incoraggiare e a raccomandare ufficialmente la recita del Rosario, che in breve tempo divenne la preghiera popolare per eccellenza, una preghiera che facciamo insieme alla Madonna, quando con "l'Ave Maria" La invitiamo a pregare per noi e, la Madre di Dio, unisce la sua preghiera alla nostra. Essa diventa perciò sempre più efficace, perché quando Maria domanda sempre ottiene, perché Gesù non può mai dire di no a quanto gli chiede sua Madre.
Nel 1571, anno della battaglia di Lepanto, papa Pio V chiese alla cristianità di pregare con il Rosario per la liberazione dalla minaccia turco-ottomana. La vittoria della flotta cristiana, avvenuta il 7 di ottobre, fu attribuita all'intercessione della Vergine Maria, invocata con il Rosario.
In seguito a ciò il Papa introdusse nel calendario liturgico la festa della Madonna del Rosario per quello stesso giorno.
Un altro impulso alla sua diffusione si ebbe nei secoli XIX e XX con le apparizioni di Maria a Lourdes e Fatima.
Il Santo Rosario è considerato una preghiera completa perché riporta in sintesi tutta la storia della salvezza.
Nella forma ridotta, si recita ogni giorno una corona meditandone i misteri: gaudiosi, dolorosi, gloriosi.
Con la lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae del 16 ottobre 2002, Giovanni Paolo II ha introdotto facoltativamente i misteri luminosi (o della Luce) interponendola  tra i misteri gaudiosi e quella dei dolorosi.
Prosegue la lettera: Nella pratica più superficiale è uno strumento di conteggio delle Ave Maria, ma si presta anche a esprimere un simbolismo; da notare, come la corona converga verso il Crocifisso, che apre e chiude il cammino stesso dell'orazione. In Cristo é centrata la vita e la preghiera dei credenti. Tutto parte da Lui, tutto tende a Lui, tutto mediante Lui, nello Spirito Santo, giunge al Padre mediante Maria Vergine.

Nelle apparizioni di Fatima la madonna disse: quando recitate il Rosario, dite alla fine di ogni decina: «O Gesù mio, perdonate le nostre colpe; preservateci dal fuoco dell’inferno; portate in cielo tutte le anime e soccorrete specialmente le più bisognose della Vostra misericordia».
La redazione C.

 

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T

IL TAU è l'ultima lettera dell'alfabeto ebraico, adottato dalla Bibbia come sigillo e simbolo della salvezza Divina. Portare questo segno significa fare parte del numero dei salvati da Dio.
Nel libro di Ezechiele «Il Signore disse: Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un TAU sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono...». (EZ. 9,4). In questo stesso passo il Profeta Ezechiele raccomanda a Israele di restare fedele a Dio fino alla fine della vita. Il Profeta, infatti, è mandato da Dio a segnare con il TAU la fronte di tutti gli uomini che sospirano e piangono. Costoro sono risparmiati dallo sterminio e riconosciuti come popolo scelto da Dio.
S. Francesco ebbe carissimo il Segno del TAU e lo adottò come sua firma. Oggi i seguaci di Francesco, portano il TAU come segno esterno come "sigillo" del proprio impegno e appartenenza alla famiglia francescana.
Il Segno del TAU si presenta anche ai Cristiani come simbolo di redenzione (anche per la sua somiglianza con la croce) e lo scegliamo come segno di speranza e d'impegno per fare il cammino di ricerca della volontà di Dio.
La redazione C.