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RUBRICA LITURGICA

 

 

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22 agosto 2019
Quinto mistero della Gloria
Maria è incoronata Regina del Cielo e della terra.
«Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle» (Ap 12, 1).
Maria è Regina perché è madre di Cristo, il Re. Coronata col duplice diadema della verginità e della maternità divina. La festività odierna, parallela a quella di Cristo Re, venne istituita da Pio XII nel 1955.
La solennità dell'Assunzione ha un prolungamento festoso nella celebrazione della Beata Maria Vergine Regina, che ricorre otto giorni dopo, nella quale si contempla Colei che, assisa accanto al Re dei secoli, splende come Regina e intercede come Madre.
Questo posto di singolarità e di preminenza, accanto a Cristo Re, le deriva dai molteplici titoli, illustrati da Pio XII nella lettera enciclica “Ad Coeli Reginam” del 11 ottobre 1954, che la rende partecipe della dignità regale di Gesù.
Ella è Regina perché eccelle su tutte le creature, in santità. Tutti i cristiani vedono e venerano in lei la sovrabbondante generosità dell'amore divino, che l'ha colmata di ogni bene. Ella distribuisce regalmente e maternamente quanto ha ricevuto dal Re; protegge con la sua potenza i figli acquisiti in virtù della sua corredenzione e li rallegra con i suoi doni. Per questo la Chiesa invita i fedeli a invocarla non solo col dolce nome di madre, ma anche con quello reverente di Regina.
La redazione C.

 

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15 agosto 2019

Quarto mistero della gloria.
La Festività dell’Assunzione
commemora la glorificazione del corpo e dell'anima della Madre di Dio, colei che ha raggiunto la pienezza della salvezza, fino alla trasfigurazione del corpo.
L'Assunzione di Maria in Cielo è un dogma cattolico nel quale viene affermato che Maria, preservata immune da ogni colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, salì alla gloria celeste sia con l'anima che con il corpo.
L’Assunzione di Maria cominciò a essere celebrata nel VI secolo a Gerusalemme ed in seguito, l’imperatore Maurizio (582-602), estese la festa a tutto l’impero. Verso l’anno Mille, questa festa era ormai diffusa fra tutta la popolazione di fede cristiana. Nonostante ciò, per molti secoli i teologi dibatterono sull’Assunzione di Maria, non essendo tutti d’accordo nel considerarla verità rivelata.
Alla fine però, il 1º novembre 1950, Pio XII promulgò il dogma dell’Assunzione della Vergine, attraverso la costituzione apostolica Munificentissimus Deus (traducibile: "Dio generosissimo"), dichiarando che Maria non dovette attendere, al pari delle altre creature, la fine dei tempi per fruire anche della redenzione corporea, Egli volle così mettere in rilievo il carattere unico della sua santificazione personale, poiché il peccato non ha mai offuscato, neppure per un solo istante, la limpidezza della sua anima.
Alla luce di questa dottrina, Maria è presentata come nuova Eva, strettamente unita al nuovo Adamo, Gesù. Maria è colei attraverso la quale Cristo porta la salvezza nel mondo, la Madre che ci sollecita a camminare verso il regno di Dio.
La Madre del Signore è l’immagine della Chiesa: garanzia che il suo destino di salvezza è assicurato anche a noi, già redenti da Cristo, perché come in Lei, così in tutti noi lo Spirito del Risorto attuerà pienamente la sua missione; Lei è già quello che noi saremo.
La redazione C.

 

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6 agosto 2019

Quarto mistero della luce
La trasfigurazione di Gesù è un episodio della vita di Gesù Cristo descritto dai tre vangeli sinottici, (Matteo 17,1-8; Marco 9,2-8, Luca 9,28-36) e fa parte del mistero della salvezza.
Evento evangelico, sul quale è fondata tale commemorazione: “Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, e li condusse sopra un alto monte (Tabor), in disparte, e si trasfigurò davanti a loro: il suo volto risplendette come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce” (Mt. 17,2).
Cristo sul monte cambia d'aspetto, assume temporaneamente uno stato fisico assolutamente fuori dalla norma, condizione definita come metamorfosi, oltre la forma naturale, ossia trasfigurazione. In questo contesto appaiono Mosè ed Elia che conversano con Gesù e una voce da una nube dichiara la figliolanza divina di Gesù.
Questo passo evangelico fu interpretato come una delle prove in base alle quali Cristo era anche Dio, non un semplice uomo.
Un esempio è il seguente: Cristo ha voluto che i tre salissero sul monte, per risplendere ad essi nella sua vera forma, per mostrare la sua divinità e per rivelare ciò che nascondeva sotto le spoglie umane. (S.Gregorio Nazianzeno, Oratio 32).
Papa Callisto III elevò di grado la festa devozionale, estendendola alla Chiesa universale nel 1456.
La redazione C.

 

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1 e 2 agosto 2019

Il Perdono di Assisi
Quello che ha reso nota in tutto il mondo la Porziuncola è soprattutto il singolarissimo privilegio dell’Indulgenza, che va sotto il nome di “Perdono d’Assisi”, e che da oltre sette secoli converge verso di essa i pellegrini. Milioni e milioni di anime hanno varcato questa “porta della vita eterna” e si sono prostrate qui per ritrovare la pace e il perdono nella grande Indulgenza della Porziuncola.
L’aspetto religioso più importante del “Perdono d’Assisi” è la grande utilità spirituale per i fedeli, stimolati alla confessione e alla comunione eucaristica, per goderne i benefici.

INDULGENZA PLENARIA DELLA "PORZIUNCOLA"
L’indulgenza si può acquistare soltanto una volta, nelle chiese parrocchiali, nelle basiliche minori, nei santuari. La visita alla chiesa si può fare dal mezzogiorno del 1° agosto alla mezzanotte del 2 agosto di ogni anno.
Le opere prescritte sono: visita alla chiesa, con la recita del Padre nostro e del Credo, confessione, comunione e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice (almeno un padre nostro ed una Ave Maria).
(Enchiridion Indulgentiarum, ed. 1999, concessione n. 33).

L’evento del Perdono della Porziuncola resta una manifestazione della misericordia infinita di Dio.
Le fonti tradizionale narrano che in una notte di luglio del 1216, Francesco, immerso in preghiera nella chiesa della Porziuncola, ebbe in visione Gesù e la Madonna circondati da angeli. Gli fu chiesto quale grazia desiderasse, avendo egli tanto pregato per la salvezza delle anime. Francesco rispose domandando che fosse concesso il perdono completo di tutte le colpe a coloro che, confessati e pentiti, visitassero la chiesa. “Accolgo la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”. Il mattino seguente Francesco si recò a incontrare Onorio III, eletto pontefice in quei giorni da un conclave riunitosi a Perugia.
Questa indulgenza fu concessa nel 1216 dal papa a tutti i fedeli, concedendo che essa liberasse «dalla colpa e dalla pena in cielo e in terra, dal giorno del battesimo al giorno e all'ora dell'entrata in questa chiesa». Il 2 agosto 1216, insieme ai Vescovi dell’Umbria, Francesco annuncia al popolo convenuto alla Porziuncola: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”.
Il Diploma di Teobaldo del 1310 "Canone teobaldino", emanato dalla curia vescovile il 10 agosto, è il principale documento storico relativo alla concessione di tale indulgenza, inizialmente riservata esclusivamente alla chiesa della Porziuncola. Nel corso del tempo, l'indulgenza fu estesa a tutte le chiese parrocchiali ma la Basilica di S.Maria degli Angeli ad Assisi (in cui è conservata l'originaria chiesa della Porziuncola) è rimasta la meta privilegiata dei pellegrinaggi.
La redazione C.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La fede non va in vacanza
Durante la vacanza riserviamo sempre un tempo a Dio e non dimenticare il “giorno del Signore”, che è il giorno della liturgia. Il concetto più genuino e profondo di vacanza potrebbe essere espresso come “riposo”. L’invito di Gesù agli apostoli: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un pò” (Marco 6,31) è attuale anche oggi.
Il divertimento ad ogni costo, colpisce alla fonte il significato simbolico del “giorno del Signore”. Probabilmente l'idea della vacanza trascina con sé anche la vacanza dalla fede, chi sceglie Cristo lo sceglie per tutto l'anno e non conosce la villeggiatura, né per riposo, né per lavoro e la vacanza non deve pregiudicare le esigenze dello spirito. Il Signore non va mai in ferie, ci ama troppo per abbandonarci e lasciarci soli. Durante la vacanza il riposo è identificabile con la contemplazione e la riconciliazione dell'uomo con sé stesso, con i propri simili, con la natura, per rinfrancarsi nel corpo e nello spirito riscoprendo la profondità dei problemi della vita. Attraverso il vero “riposo” l’uomo dà un valore alle sue opere ed è purificato ed introdotto nel “tempo” perfetto in cui incontra la Gloria di Dio. Bisogna “riservare” un momento a Dio, aprirsi a Lui con un pensiero, una meditazione, una preghiera. Il Vangelo è sempre Vangelo ovunque ci si trovi. Questo è il senso di una vera vacanza umana e spirituale.
La redazione C.
 

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16-07-2019

Beata Vergine Maria del Monte Carmelo
Il primo profeta d'Israele, Elia (IX sec. a.C.), dimorando sul Monte Carmelo, sopra l'odierna città di Haifa, dove aveva ricondotto il popolo di Israele al culto del Dio vivente, ebbe la visione della venuta della Vergine, che si alzava verso il monte, portando la pioggia e salvando Israele dalla siccità. In quella immagine tutti i mistici cristiani e gli esegeti hanno sempre visto la Vergine Maria, che portando in sé il Verbo divino, ha dato la vita e la fecondità al mondo.
Nel XII° sec. un gruppo di pellegrini occidentali, si ritirò sul monte Carmelo, edificarono una cappella dedicata alla Vergine, fù l'inizio dell'Ordine Carmelitano. Il 16 luglio del 1251 la Vergine, circondata da angeli e con il Bambino in braccio, apparve al primo Padre generale dell'Ordine dei monaci carmelitani, S. Simone Stock, all'epoca priore dell'Ordine Carmelitano, al quale consegnò uno scapolare in tessuto, col "privilegio sabatino", ossia la promessa della salvezza dall'inferno, per coloro che lo indossano e la liberazione dalle pene del Purgatorio il sabato seguente alla loro morte. (Avvenire) Dal sito “santiebeati”
Nel 1786 papa Benedetto XIII° estese la festività liturgica a tutta la Chiesa latina.

 

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29 giugno 2019

Solennità di Santi Pietro e Paolo (fondamenti della Chiesa)
Due apostoli e due personaggi diversi, ma entrambi fondamentali per la storia della Chiesa del I° secolo così come nella costruzione di quelle radici dalle quali si alimenta continuamente la fede cristiana. Entrambi gli Apostoli sigillarono con il martirio a Roma verso l'anno 67, sul colle Vaticano San Pietro e in località Tre Fontane San Paolo, la loro testimonianza al Maestro.
La solennità dei SS. Pietro e Paolo, è una delle più antiche e solenni dell'anno liturgico. Essa è inserita nel messale ben prima della festa di Natale e vi era già nel IV° secolo l'usanza di celebrare in questo giorno tre S. messe: la prima nella basilica di S. Pietro in Vaticano, la seconda a S. Paolo fuori le mura e la terza nelle catacombe di S. Sebastiano dove le reliquie dei Santi Pietro e Paolo, durante le invasioni barbariche, furono nascoste per molti secoli.

S. Pietro
Scelto da Cristo a fondamento dell'edificio ecclesiale, è nella sua persona e nei suoi successori (papi) il segno visibile dell'unità e della comunione nella fede e nella carità.
Simone professò, primo tra i discepoli, che Gesù era il Cristo, Figlio del Dio vivente, dal quale fu chiamato Pietro.
Pietro è l’apostolo scelto a fondamento della Chiesa e investito, della dignità di primo Papa, da Gesù Cristo stesso: "Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia Chiesa"(Mt. 16,18), "colui che detiene le chiavi del Regno" (Mt.16,13-19) "Pastore del gregge" (Gv.21,15-17) "Confermatore dei fratelli" (Lc.22,32)
Gesù dice a Pietro che gli darà le chiavi del Regno dei Cieli: in base a questo, la tradizione immagina S. Pietro come custode dell’entrata del Paradiso, il cui simbolo sono le chiavi del Regno di Dio o del Paradiso.
Pietro morì, tra il 64 e il 67 durante la persecuzione anticristiana di Nerone, come dice la tradizione, crocifisso a testa in giù è sepolto in Vaticano presso la via Trionfale.

S. Paolo
Paolo, l'evangelizzatore dei pagani
Saulo di Tarso, prima persecutore acerrimo dei cristiani, ma poi, folgorato dalla luce di Cristo sulla via di Damasco, incontrò il Risorto, trasformato nel profondo dall'amore per Gesù e per la sua "buona notizia", cambiò nome in Paolo, divenendo l'apostolo delle genti.
Il più grande missionario di tutti i tempi che rivolse la sua predicazione inizialmente agli Ebrei, ma in seguito si dedicò prevalentemente, ai “Gentili”. Paolo è definito, l'Apostolo delle genti, che insieme a Pietro fa risuonare il messaggio evangelico nel mondo mediterraneo. Paolo fu il fondatore della Teologia Cristiana, infatti, mentre i vangeli si occuparono prevalentemente di narrare le parole e le opere di Gesù, le lettere Paoline definiscono i fondamenti dottrinali del valore salvifico della sua Incarnazione, Passione, Morte e Resurrezione.
Paolo, baluardo dell'evangelizzazione dei popoli pagani nel Mediterraneo, morì a Roma tra il 64 e il 67, come dice la tradizione, trafitto con la spada e sepolto sulla via Ostiense.
La redazione C.

 

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29 giugno 2019
Festa del Cuore Immacolato di Maria
L'origine di tale culto è da ricercare nel vangelo di Luca, dove il Cuore di Maria appare come uno scrigno che racchiude i più santi ricordi: "Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore" (Lc 2,19)
Il promotore della festa liturgica del Cuore Immacolato di Maria fu S. Giovanni Eudes che già verso il 1643, la cominciò a celebrare con i religiosi della sua congregazione.
Nel 1917 il paesino di Fatima (Portogallo), era diventato famoso per le apparizioni della Madonna.
Negli anni seguenti si diffondono le prime due parti del cosiddetto “segreto di Fatima” e Fatima diventa un fenomeno carismatico ecclesiale di primo ordine; da quel momento inizia come una nuova era nella storia della devozione al Cuore di Maria.
A Fatima la Madonna affermò che: “Dio desidera stabilire la devozione nel mondo al Mio Cuore Immacolato” e “Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà a Dio”. Parole che Maria ha voluto sicuramente indirizzare non solo a Lucia, ma ad ogni cristiano che in Lei si affida. "alla fine il Mio Cuore Immacolato trionferà”.
Il culto al Cuore Immacolato e Addolorato di Maria non è dunque una nostra pia devozione, ma opera onnipotente di Dio per glorificare, in cielo ed in terra, la Madre sua e nostra.
La memoria liturgica del Cuore Immacolato di Maria fu estesa a tutta la chiesa da papa Pio XII nel 1944 in ricordo della Consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria, da lui fatta nel 1942 durante la seconda guerra mondiale.
Con la riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II, fu spostata al sabato della seconda settimana dopo Pentecoste, subito dopo la solennità del Sacro Cuore di Gesù; nel 2000 è stata resa memoria obbligatoria.
La Madonna, ha dato l’amore a Dio come nessun’altra persona e non poteva essere una donna comune; conveniva a Dio creare la Donna più pura della storia.
La redazione C.

 

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28 giugno 2019

Festa del S. Cuore di Gesù
La festa è stava voluta da Gesù stesso rivelando la sua volontà a S. Margherita Maria Alacoque.
La solennità fu estesa a tutta la Chiesa, da Pio IX, il 23 agosto 1856.
Non tutti i cristiani hanno però idee chiare su questa grande solennità, che si svolge il venerdì dopo il Corpus Domini.
Perché proprio un venerdì? Semplice: perché il pensiero di questa festa è strettamente collegato con il Venerdì Santo. È pur vero che la grande rivelazione dell'Amore è la croce: il segno più bello ne sono le braccia allargate e la piaga nel Cuore aperta dalla lancia del soldato, ma il Venerdì Santo si è, per così dire, tanto oppressi dall’avvenimento cruento del Calvario e dalla tristezza per la malvagità dei Giudei, che quasi ci manca l'animo di fermarci a considerare tutto ciò come voluto o permesso dall'Amore.
Onorare il Cuore di Gesù significa onorare l'amore che ci ha redenti. Riconosciamo l’Amore infinito, per noi, dell’Uomo-Dio, di questo Cuore colmo di tenerezza e misericordia.
La redazione C.

 

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24 giugno 2019

Solennità della Natività di S. Giovanni Battista
S. Giovanni Battista fu il più grande fra i profeti con la parola e con la vita.

"Giovanni è il Suo nome" In queste parole pronunciate da Zaccaria, mentre riacquista la capacità di parlare, è contenuta la missione del Battista. (Luca 1,63-64). Giovanni, infatti, secondo l'etimologia del suo nome, è un dono del Signore al suo popolo.

Nella chiesa la figura del Precursore ha un grande valore, se si considera che la sua nascita viene ricordata nel calendario liturgico, come si fa solo con quella di Gesù e di Maria santissima.
Egli, fu chiamato il precursore, perché fu mandato da Dio per annunciare Gesù Cristo agli ebrei, colui che prepara la Via a Cristo.
Giovanni è stato il megafono che Dio ha usato per risvegliare i cuori degli uomini dal torpore e dall'apatia. L'unico santo, a parte Maria Vergine, di cui celebriamo la nascita del calendario liturgico.
“Egli sarà grande davanti al Signore; sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d'Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a Lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto”. (Luca 1,15-17)
Il Signore stesso disse a suo riguardo che: nessuno dei nati da donna era più grande di Giovanni Battista…. (Mt 11,11)
-Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. (Giov. 1,6)
-Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di Lui. Egli non era la luce, ma doveva rendere testimonianza alla luce. (Giov. 1, 7-8) (Mc 1,6-8).
La redazione C.

 

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23 giugno 2019

Solennità del Corpus Domini.
La solennità cattolica del Corpus Domini (che significa Corpo del Signore), più propriamente chiamata "Solennità del Corpo e del Sangue di Cristo" rievoca la liturgia della Messa in Coena Domini del Giovedì Santo e vuole celebrare la reale presenza di Cristo nell'Eucaristia.
La solennità chiude il ciclo delle feste del dopo Pasqua e viene celebrata il giovedì seguente la prima domenica dopo la Pentecoste, mentre in Italia, si celebra la domenica successiva.
Le processioni e le adorazioni celebrate in questa solennità, manifestano pubblicamente la fede del popolo cristiano in questo Sacramento. Il passaggio del Corpo di Cristo, presente nell'ostia, ricorda a tutti che insieme siamo comunità viva.
Se nella Solennità del Giovedì Santo, la Chiesa guarda all'Istituzione dell'Eucaristia, nel giorno del Corpus Domini l'attenzione si sposta sull'intima relazione esistente fra Eucaristia e Chiesa. In esso la Chiesa trova la sorgente del suo esistere e della sua comunione con Cristo presente nell'Eucaristia in Corpo, Sangue e Divinità.

Vangelo secondo Giovanni
Disse Gesù:
[6.51] Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.
[6.53] In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.
[6.54] Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
[6.55] Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
[6.56] Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.
[6.57] Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.
[6.58] Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno.

ASPETTO STORICO
Nel 1208 la beata Giuliana, priora nel Monastero di Monte Cornelio presso Liegi, vide, durante un'estasi, Cristo stesso che le chiese di adoperarsi perché venisse istituita la festa del Santissimo Sacramento, che ancora mancava in suo onore. Nel 1246, per prima, volle celebrare il mistero dell'Eucaristia in una festa slegata della Settimana Santa. Il suo vescovo approvò l'idea e la celebrazione divenne una festa per tutto il compartimento di Liegi, dove il convento si trovava.
A Bolsena, in giugno, per tradizione si tiene la festa del Corpus Domini a ricordo di un particolare miracolo avvenuto nel 1263. Infatti si racconta che un prete boemo si fermò a dir messa a Bolsena ed al momento dell'Eucarestia, nello spezzare l'ostia consacrata, uscirono alcune gocce di sangue che macchiarono il bianco corporale liturgico e alcune pietre dell'altare. Venuto a conoscenza dell'accaduto Papa Urbano IV istituì ufficialmente la festa del Corpus Domini l'11 agosto 1264. Il Papa stabilì la festa nel giovedì dopo la domenica di Pentecoste dedicando all'Eucarestia un giorno speciale nell'anno liturgico. Nel Trecento, la festa divenne il principale evento urbano dell'Europa: nel Corpus Domini si era introdotta la processione eucaristica per le vie della città. Dopo la riforma del Concilio Vaticano II, la festa viene denominata "Solennità del Corpo e del Sangue di Cristo".

Le processioni e le adorazioni celebrate in questa solennità, manifestano pubblicamente la fede del popolo cristiano in questo Sacramento.
Il passaggio del Corpo di Cristo, presente nell'ostia, ricorda a tutti che insieme siamo comunità viva.
La redazione C.

 

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16 giugno 2019

La Santissima Trinità
La festa della Santissima Trinità appartiene solamente alla Chiesa occidentale e venne inserita definitivamente nelle celebrazioni della Chiesa di Roma da papa Giovanni XXII, nel 1331.
Si colloca subito dopo la festa di Pentecoste, essendo la Trinità completamente rivelata con la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli. La Trinità si può spiegare con le parole del vangelo di Matteo: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.” (Matteo 28,19-20).
Il racconto di questa Verità di fede si pone come fondamento e sostegno della fede di tutti i credenti.
Con la solennità della Trinità si celebra la realtà trinitaria di Dio Padre "Dio unico in Tre Persone", con questo è già detto tutto, ma tutto resta ancora da capire perché è un “mistero” che sfugge alla nostra piena “comprensione”. Credere nella Trinità significa ricevere nella fede la carità del Padre, la grazia del Figlio e il dono dello Spirito Santo.
-Il Padre chiama, invoca, protegge e ci riempie di ogni benedizione.
-Il Figlio si è fatto uno di noi nell’aspetto umano e ci redime.
-Lo Spirito Santo alimenta la Chiesa, ma soprattutto è la guida di ogni cuore e ci fa vivere.
La redazione C.

 

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9 giugno 2019

Solennità di Pentecoste
3° Mistero della Gloria
Pentecoste in greco significa “cinquantesimo giorno” e fa riferimento al cinquantesimo giorno dopo la Pasqua ebraica, che ricorda il giorno in cui sul Monte Sinai Dio diede a Mosè le tavole della Legge.
La celebrazione liturgica della Pentecoste sembra risalire al primo secolo. Tertulliano, apologista cristiano (155-220), fu il primo a parlarne come di una festa in onore dello Spirito Santo e alla fine del IV° secolo, era divenuta una festa solenne.
Per la Chiesa Cattolica è la festa della discesa dello Spirito Santo, promesso da Gesù ai suoi discepoli, avvenuta cinquanta giorni dopo la Risurrezione, giorno in cui è completamente rivelata la Santissima Trinità.
Nel Vangelo di Giovanni, Gesù afferma di pregare il Padre perché mandi il Paraclito, cioè il “Consolatore”, che rimanga sempre con i suoi discepoli e li ammaestri nella verità. (Giov. 14 -16). L’episodio della discesa dello Spirito Santo è narrato negli Atti degli Apostoli, cap. 2; Gli apostoli insieme a Maria, la madre di Gesù, erano riuniti a Gerusalemme nel Cenacolo per festeggiare la Pentecoste. Mentre stava per compiersi il giorno di Pentecoste, Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento. Apparvero loro lingue di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro. “Gesù disse loro: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Dopo aver detto questo, soffiò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi.
Il passo degli Atti degli Apostoli, scritto dall’evangelista Luca, prosegue con la prima predicazione dell’apostolo Pietro che, narrato nei capitoli successivi, apre il cristianesimo all’orizzonte universale, dono dello Spirito Santo. Questo avvenimento vede il vero atto di nascita della chiesa e segna l'inizio della missione degli Apostoli di annunciare il vangelo in tutto il mondo.
La Pentecoste Cristiana è l’ultima tappa della storia della salvezza e porta a compimento il grande progetto di Dio Padre sull’umanità attraverso il dono dello Spirito Santo, la terza persona della SS. Trinità, colui che assiste il magistero della Chiesa e tutti i fedeli, nella conoscenza della Verità.
Da questo giorno il Regno annunziato da Cristo è aperto a tutti quelli che credono in Lui.
La redazione C.
 

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2 giugno 2019

ASCENSIONE DEL SIGNORE
2° Mistero della Gloria
L'avvenimento sancisce la grandiosa conclusione della permanenza visibile di Gesù fra gli uomini e l'inizio della diffusione del cristianesimo e della storia della Chiesa.
Nella tradizione cristiana l'Ascensione è la salita al cielo di Gesù con il suo corpo, alla presenza degli Apostoli, per unirsi al Padre.
La festività dell'Ascensione è molto antica e viene attestata a partire dal IV° secolo: S. Agostino la descrive come solennità diffusa già al suo tempo. La prima testimonianza della festa dell'Ascensione, è data dal vescovo di Cesarea, Eusebio (265- 340).
Il senso biblico del termine "Ascensione" vuol significare che Dio abita in un luogo superiore e l'uomo per incontrarlo deve elevarsi, salire.
I vangeli non si dilungano molto su questo grande episodio.
Il vangelo di Marco finisce dicendo: "Gesù.... fu assunto in cielo e si assise alla destra di Dio"; mentre ne parla più ampiamente l'evangelista Luca: "Poi li condusse fin verso Betania, e alzate le mani, li benedisse. E avvenne che nel benedirli si staccò da loro e fu portato in cielo”. Ancora Luca colloca l'Ascensione sul Monte degli Ulivi, al quarantesimo giorno dopo la Pasqua e aggiunge: " ...fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo".
L'intento dei racconti dell'Ascensione non è quello di descrivere il reale ritorno al Padre, ma di far conoscere alcuni tratti dell'ultima manifestazione di Gesù, una manifestazione di congedo, necessaria perché Egli deve ritornare al Padre per completare tutta la Redenzione: "Se non vado non verrà a voi il Consolatore, se invece vado ve lo manderò".
Il catechismo della Chiesa Cattolica dà dell'Ascensione questa definizione: "Dopo quaranta giorni da quando si era mostrato agli Apostoli, Cristo sale al cielo e siede alla destra del Padre. Egli è il Signore, che regna ormai con la sua umanità nella gloria eterna di Figlio di Dio e intercede incessantemente in nostro favore presso il Padre. Ci manda il suo Spirito e ci dà la speranza di raggiungerlo un giorno, avendoci preparato un posto".
La redazione C.

 

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Breve storia della Via Crucis

La “Via Crucis” è un esercizio di pietà. Esso, ripercorre l’ultima parte della vita terrena di Gesù: il cammino della croce, dalla condanna a morte alla crocifissione, morte e sepoltura.
Per secoli è stata e continua a esserlo ancora oggi, una forma di devozione molto radicata nel popolo Cristiano. La ragione è da ricercarsi, nel fatto che si tratta di un esercizio devoto sulla figura umana e sofferente di Cristo.
I primi cristiani, e poi numerosi pellegrini, si recavano a Gerusalemme per venerare la Via dolorosa di Gesù. Le prime forme della Via Crucis possono essere ravvisate nella processione che si snodava nel II secolo fra i tre edifici Sacri eretti sulla cima del Golgota e nella Via Sacra, come si desume dalle "cronache di viaggio" dei pellegrini del V e VI sec. Nel Medio Evo inoltrato, l'entusiasmo sollevato dalle Crociate e la presenza dei frati Minori Francescani, che avevano in custodia i Luoghi Santi di Palestina, suscitò nei pellegrini, di ritorno dalla Terrasanta, il desiderio di riprodurre tale pratica nella propria terra. Il terreno di questa pratica è stato preparato dalla devozione di S. Bernardo di Chiaravalle (t 1153), S. Francesco d'Assisi (f 1226) e S. Bonaventura da Bagnoreggio (f 1274).
Le rappresentazioni dei vari episodi dolorosi accaduti lungo il percorso, contribuivano a coinvolgere gli spettatori con una forte carica emotiva e rappresentò un modo di portare idealmente a Gerusalemme ciascun credente.
La Via Crucis nasce dalla fusione di tre devozioni che si diffusero, dal XV sec.: La devozione alle "Cadute di Cristo" sotto la croce; La devozione ai "Cammini Dolorosi di Cristo", che consiste nell'incedere processionale da una chiesa all'altra in memoria dei percorsi di dolore compiuti da Cristo durante la sua passione; e La devozione alle "Stazioni di Cristo", momenti in cui Gesù si ferma durante il cammino verso il Calvario, o perché stremato dalla fatica, o perché, mosso dall'amore, cercando ancora di stabilire un dialogo con gli uomini e le donne che partecipano alla sua passione.
La Via Crucis, nella sua forma attuale e nello stesso ordine, è nata, in Spagna, nella prima metà del XVII sec. In seguito la pratica passò dalla penisola iberica alla Sardegna e poi nella penisola italica e uno dei più convinti ed efficaci ideatori e propagatori della Via Crucis fu S. Leonardo da Porto Maurizio. Fra le 572 Via Crucis da lui erette, la più famosa fu quella insediata nel Colosseo nel 1750, per celebrare l'Anno Santo, su richiesta di Benedetto XIV. Il Pontefice fece erigere 14 edicole con le stazioni tradizionali e fece piantare al centro una grande croce, meta della processione.
Abbattute le edicole e la croce, dopo il 1870, furono ricollocate nel 1926 all’interno del Colosseo, dove si trovano ancora oggi.
Nel 1964 è stata ripresa, da Paolo VI la tradizione del rito della Via Crucis al Colosseo.
Le Stazioni, arrivata a noi (Via Crucis Tradizionale), sono segnalate da una serie di 14 immagini, ma l’assenza di momenti significativi dei racconti evangelici, ha portato a elaborare schemi alternativi. Nel 1991 la tradizionale “Via Crucis” di Giovanni Paolo II, al Colosseo, fu articolata secondo il Vangelo (Via Crucis biblica) e da alcuni anni questo è lo schema di tale cerimonia.
La redazione C.

 

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La Sindone
Il mistero dell’Uomo dei dolori
La sindone è un oggetto di grande devozione, vista sempre come un pegno che Gesù ci ha lasciato in ricordo della drammatica della sua Passione, morte e resurrezione. È un messaggio che Dio rivolge a ciascuno di noi, un invito a rileggere i vangeli della Passione per riscoprire nella sua drammatica la sofferenza dell’Uomo dei dolori, del giusto per eccellenza. Nelle pieghe dei questo lenzuolo, l’uomo ritrova se stesso, il senso della sua esistenza, la ragione della vita e la sua vocazione di figlio di Dio destinato alla gloria.
Storia:
La Sindone è un lenzuolo di lino, delle dimensioni di circa m 4,42 x 1,13, contenente una doppia immagine; una frontale e una dorsale di un uomo che è stato flagellato, coronato di spine, crocifisso e trafitto da una lancia al costato dopo la morte, proprio come descritto nei Vangeli. L'immagine è contornata da due linee nere dovuti all'incendio avvenuto a Chambéry nel 1532.
Secondo la tradizione si tratta del Lenzuolo citato nei Vangeli che servì per avvolgere il corpo di Gesù nel sepolcro. Questa tradizione ha trovato numerosi riscontri dalle indagini scientifiche sul Lenzuolo e la probabilità che sia autentica è altissima.

La redazione C.

 

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IL SEGNO DELLA CROCE,
e quel che c'è da sapere
Il gesto semplice che i cattolici fanno migliaia di volte nella loro vita ha un significato più profondo di quanto la maggior parte di loro non sappia. Sappiamo davvero cosa facciamo quando ci segniamo con la croce nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo?
Molte persone eseguono semplicemente i movimenti del rito di segnarsi senza capire perché lo fanno.
Il segno della croce è il segno più santo che ci sia, il segno della nostra salvezza. Tutta la vita cristiana è racchiusa nel segno di croce: ha inizio con il segno di croce al momento del Battesimo e termina sulla terra con il segno di croce della sepoltura.
Quando facciamo il segno della croce facciamolo bene, non affrettato, un segno lento, ampio, raccogliamoci dunque bene; perché è il segno più santo che ci sia.
Quando ti fai il segno della croce stai esprimendo il credo in versione ridotta, stai professando di credere nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Quando pronunci delle parole in nome di qualcuno, stai dichiarando la loro presenza e ti stai mettendo alla loro presenza. Il segno della croce rappresenta l’essere discepoli di Gesù.

SIGNIFICATO: è una professione di fede
Il segno della croce è un atto di devozione a Gesù Cristo; una proclamazione delle principali verità della nostra Fede:
- con la sua forma, ci ricorda la croce di Cristo: l'incarnazione, passione, morte e risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo.
- con le parole, esprimiamo l'unità e trinità di Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo.
- e poi è un rinnovo del sacramento del Battesimo, perché significa: “Sono morto con Cristo e rinato a vita nuova”.

LE ORIGINI:
Il segno della croce è una pratica ed una forma di preghiera molto antica, non ne risultano indicazioni nella Scrittura, ma nel IV° sec. San Basilio affermava che il segno deriva dai tempi degli apostoli in cui veniva utilizzato nell’amministrazione del battesimo.
Le prime testimonianze dell’uso del segno della croce si riferiscono al piccolo segno di croce, l’unico allora in uso. Tertulliano, autore che visse tra il II° e il III° sec., parla di un uso personale e diffuso di questo gesto. Poco più tardi compaiono le prime testimonianze liturgiche del gesto. L’uso di segnarsi anche il petto risale al V° sec. nell’Oriente cristiano.

COME SI FA: Verso il X° secolo nella liturgia venne introdotto il “grande segno della croce”. Il gesto viene spesso accompagnato da una formula di preghiera: «Nel nome del Padre (testa), del Figlio (petto) e dello Spirito Santo (spalle), Amen (mani giunte sul petto)».
La redazione C.

 

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PERCHÉ SI VA A MESSA LA DOMENICA?
Per molti cristiani è un obbligo, una routine che rischia di diventare un peso. In realtà le motivazioni di recarsi in chiesa la domenica hanno la loro prima radice nel terzo comandamento dato da Dio a Mosé “ricordati del giorno di sabato per santificarlo”. Quindi la dedicazione di un giorno interamente al Signore.
Gli ebrei hanno sempre riservato il sabato a questo scopo. I cristiani hanno invece scelto, come giorno del Signore, la domenica perché esso è il giorno in cui Gesù è risorto.

IL RITO DELLA MESSA
Noi sappiamo che Gesù non ha esitato il sacrificio della sua vita. Tuttavia, compiuto il Sacrificio sul Calvario, mancava, se così si può dire, ancora qualcosa: un mezzo, uno strumento, perché tutti gli uomini ne potessero beneficiare: questo Mezzo è la S. Messa, pensato da Cristo per ogni cristiano. Messa e Calvario sono dunque il medesimo sacrificio. Se sul Calvario Nostro Signore acquistò i meriti e le grazie per la salvezza del genere umano, è nella Messa che li distribuisce.
La parte essenziale della Messa è la consacrazione del pane e del vino che venne istituito e celebrato per anticipazione nel corso dell’Ultima Cena.
Il Concilio Vaticano II° ha affermando che la messa, la Cena del Signore, costituisce il “culmine e l’origine” di tutto il nostro vivere cristiano. La Messa è il centro propulsore di tutta la sua vitalità, di tutta la sua forza; allora, il sacrificio Eucaristico è l'atto supremo di amore a Dio che l'uomo può compiere, adorandolo per mezzo di Cristo Figlio di Dio nello Spirito Santo. In sostanza il Concilio Vaticano II° ha detto che il sacrificio Eucaristico è il centro della religione.
In definitiva il senso di andare in chiesa e celebrare il rito della messa, per noi cristiani è quello di ringraziare colui che da sempre ci ha amati, che sempre ci ama e che per sempre ci amerà. Gesù è presente nelle letture che sono Parola sua, Parola ispirata dallo Spirito ed è presente nel sacrificio eucaristico. Quindi non deve essere un obbligo, ma un motivo di gioia e deve essere al primo posto nella vita.

LA MESSA LUNGO I SECOLI
Se dunque il Signore ha tracciato le linee fondamentali del Culto liturgico cristiano, Gli Apostoli e la Chiesa hanno aggiunto in seguito numerosi altri gesti e preghiere che servono a far capire meglio quello che succede nella Consacrazione.
Il Concilio di Trento afferma che la S. Messa è un vero e proprio sacrificio nel quale, sotto le apparenze sensibili del pane e del vino, il sacerdote offre a Dio, sull’altare, il Corpo e il Sangue di Cristo. Il Concilio di Trento prosegue qualificando questo Sacrificio come la rinnovazione e la perpetuazione del Sacrificio della Croce e non una semplice commemorazione di esso.
La riforma dopo il Concilio Vaticano II°
Principio fondante della riforma liturgica del Concilio è una partecipazione cosciente, attiva e semplice dei fedeli alle liturgie. Una delle principali conseguenze del nuovo rito della Messa, fù l'abbandono del latino a favore delle lingue nazionali e lo spostamento degli altari, portandoli al centro del presbiterio rivolto verso l'assemblea dei fedeli; l'altare doveva risultare in tutto e per tutto una mensa. L'innovazione incoraggia una partecipazione attiva dei fedeli alla liturgia stessa. La posizione del sacerdote verso l'assemblea dei fedeli ha il significato, che "l'Eucaristia è un pasto consumato assieme al Signore".

La redazione C.
 

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«LA MESSA È NOIOSA?
È UN PROBLEMA VOSTRO, NON DELLA MESSA»


IL CARDINALE DOLAN SPIEGA PERCHÉ.
Quante volte voi genitori l’avete sentito dire dai vostri figli la domenica mattina? Quante volte i nostri insegnanti e i nostri catechisti l’hanno sentito mentre preparavano i bambini per la Messa? E, ammettiamolo, quante volte noi stessi ce lo siamo detti?
Cosa dire di fronte a una frase così infelice e quasi sacrilega? Beh, innanzitutto: “No, non è così!”. Uno può trovare la Messa noiosa, ma è un problema suo, non della Messa.
Ci sono nella vita diverse attività importanti che sono “noiose e il loro valore non dipende dal grado di soddisfazione con cui le facciamo. La Messa è importante per la salute della nostra anima.
La noia è un nostro problema e, dicono i sociologi, lo è perché siamo ormai abituati a esperienze mordi e fuggi, Grazie a Dio, il valore di un evento non dipende dal fatto che possano “annoiare” o meno, gli avvenimenti importanti non esistono per emozionarci.
Questo è vero in particolar modo per il Santo Sacrificio della Messa. Noi crediamo che ogni Messa è il rinnovarsi dell’avvenimento più importante e decisivo che sia mai accaduto: l’eterno, infinito sacrificio di lode di Dio Figlio a Dio Padre su una croce. Pensiamoci un attimo: anche i soldati romani erano “annoiati” quando deridevano Gesù e si giocavano a dadi la sua tunica.
Secondo, non andiamo a Messa per cercare uno svago, ma per pregare. Se i fiori sull’altare sono belli, se la musica è piacevole, se l’aria condizionata funziona, se la predica è corta e significativa, se attorno ci sono volti amici… tutto questo di certo aiuta. Ma la Messa è efficace anche se tutte queste cose mancano.
Perché la Messa non riguarda noi, ma Dio. E il valore della Messa viene dalla nostra semplice ma profonda convinzione, basata sulla fede, che per un’ora, la domenica, siamo parte di qualcosa che “va al di là”, siamo innalzati verso l’eterno, siamo partecipi di un mistero, unendoci a Cristo nel rendimento di grazie, nell’amore, nel sacrificio di espiazione che offre eternamente al Padre. Quello che fa Gesù funziona sempre e non è mai noioso. La Messa non è un tedioso compito che assolviamo per Dio, ma un miracolo che Gesù compie con e per noi.
di Timothy Dolan - Cardinale e Arcivescovo di New York
dal sito www.iltimone.org (adattato)

 

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ADORAZIONE EUCARISTICA
Adorare è: entrare nell’esperienza del paradiso.
L'Adorazione Eucaristica è una forma di preghiera della Chiesa cattolica durante la quale il pane consacrato nell'Eucaristia viene esposto solennemente ai fedeli.
L'adorazione è l’unico culto dovuto solo a Dio. Quando Satana cercò di tentare Gesù nel deserto Gesù gli rispose con la Scrittura: "Adora il Signore Dio tuo e a LUI SOLO rendi il culto". (Matteo 4,10)

L’Adorazione Eucaristica è l’atto più alto dell’uomo nei confronti del suo Creatore, mettersi ai suoi piedi in atteggiamento di reverenza ed accoglienza di tutto quanto proviene da Lui, nella consapevolezza che solo Lui conta. Chi adora pone al centro della sua attenzione e del suo cuore, il Dio Creatore e Salvatore di tutto l’universo. La Persona Divina di Nostro Signore Gesù, presente nel SS.mo Sacramento, vuole che noi gli parliamo; a sua volta Egli parlerà a noi.
Trattenendosi presso Cristo Signore, si gode della sua intima familiarità. Questo colloquio è appunto la vera meditazione eucaristica, è l'Adorazione. Sappiate che Nostro Signore vuole il vostro cuore; vuole il pensiero e la preghiera di questo cuore, come espressione del nostro amore per Lui.
Benedetto XVI a Lourdes il 15 settembre 2008: “Quando noi contempliamo l’Ostia Santa, Corpo glorioso trasfigurato e risuscitato di Gesù, noi contempliamo quello che contempleremo nell’eternità”
Calcolate quell'ora di adorazione, come un'ora di Paradiso; andateci come si va al banchetto divino. Dite a voi stessi: "Per due o per un'ora io starò ad un'udienza di grazia e di amore, presso Nostro Signore; è stato Lui ad invitarmi, ora mi attende, mi desidera".
Quando vi capitasse un'ora che costa fatica alla natura, rallegratevi, il vostro amore sarà più grande.
"L'adorazione eucaristica è una forza d'intercessione e di liberazione che dona pace"( Card. Marc Ouellet)


Perché adorare
Perché solo Dio è degno di ricevere tutta la nostra lode e la nostra adorazione per sempre.
Per dire grazie a Dio per tutto ciò che ci ha donato da prima che esistessimo.
Per intercedere per tutta l’umanità.
Per chiedere perdono per i nostri peccati e per quelli del mondo intero.
Per pregare per la pace e la giustizia nel mondo e l’unità tra tutti i Cristiani.
Per chiedere il dono dello Spirito Santo per annunciare il Vangelo in tutte le nazioni.
Per pregare per i nostri nemici e per avere la forza di perdonarli.

Storia
La pratica dell'adorazione inizia con il diffondersi della vita monastica. La vita in clausura prevede infatti lunghi tempi di meditazione e contemplazione alla presenza dell'Eucaristia. Così nelle varie forme di monachesimo, si comincia a istituire un tempo fisso nella vita quotidiana del monaco dedicato proprio all'adorazione eucaristica.
La prima testimonianza di tale pratica si registra, in una delle prime biografie dedicate a San Basilio Magno. Dopo la consacrazione, egli era solito dividere l'Eucaristia in tre parti: quella che restava dopo la consumazione veniva posta in un ostensorio sopra l'altare, per l'Adorazione da parte della comunità. La pratica si diffuse con il tempo, anche presso chiese e cattedrali, come manifestazione pubblica di affidamento dei fedeli al Signore.
Il 25 marzo 1654 si registra la fondazione di un monastero in cui il Santissimo Sacramento era adorato giorno e notte. Da allora la pratica dell'Adorazione anche perpetua si andò diffondendo. L'esperienza più forte è quella portata avanti negli Stati Uniti dalle Sorelle Francescane dell'Adorazione Perpetua, che la portano avanti ininterrottamente dal 1° agosto 1878.

La redazione C.

 

 

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Breve storia del Santo Rosario
Il Rosario è una preghiera devozionale e contemplativa a carattere litanico tipica della Chiesa cattolica e conoscerne l'origine ci può insegnare tanto di questa preghiera.
La parola "rosario" (dal latino rosarium/rosaio) deriva da un usanza medioevale che consisteva nel mettere una corona di rose sulle statue della Vergine; queste rose erano simbolo delle preghiere rivolte a Maria.
Nei conventi i fratelli laici, per la scarsa familiarità con il latino, quando recitavano i salmi nel coro, integravano le loro pratiche di pietà con la recita dei "Paternoster" per il cui conteggio si usava una collana di grani infilati a uno spago.
In realtà, l'abitudine di contare le preghiere con una cordicella annodata era già diffusa nel III e IV secolo ai tempi dei monaci eremiti del deserto. Questi strumenti nel Medioevo si chiamarono "Paternoster".
In un primo tempo, infatti, il culto della Vergine praticamente non esisteva e la recita dell'Ave Maria, nata nel VII secolo, si affermò nel mondo cristiano soltanto intorno al mille. Intorno al XVI secolo si ha la fissazione definitiva della seconda parte che fino a allora aveva numerose varianti.
Questa devozione fu resa popolare da San Domenico il quale, secondo la tradizione, ricevette nel 1214 il primo Rosario dalla Vergine Maria, nella prima di una serie di apparizioni, invitandoci a recitare il Rosario, come mezzo per la conversione dei non credenti e dei peccatori.
Promotori di questa devozione sono stati i Domenicani, infatti, fu Papa S. Pio V (domenicano), il primo a incoraggiare e a raccomandare ufficialmente la recita del Rosario, che in breve tempo divenne la preghiera popolare per eccellenza, una preghiera che facciamo insieme alla Madonna, quando con "l'Ave Maria" La invitiamo a pregare per noi e, la Madre di Dio, unisce la sua preghiera alla nostra. Essa diventa perciò sempre più efficace, perché quando Maria domanda sempre ottiene, perché Gesù non può mai dire di no a quanto gli chiede sua Madre.
Nel 1571, anno della battaglia di Lepanto, papa Pio V chiese alla cristianità di pregare con il Rosario per la liberazione dalla minaccia turco-ottomana. La vittoria della flotta cristiana, avvenuta il 7 di ottobre, fu attribuita all'intercessione della Vergine Maria, invocata con il Rosario.
In seguito a ciò il Papa introdusse nel calendario liturgico la festa della Madonna del Rosario per quello stesso giorno.
Un altro impulso alla sua diffusione si ebbe nei secoli XIX e XX con le apparizioni di Maria a Lourdes e Fatima.
Il Santo Rosario è considerato una preghiera completa perché riporta in sintesi tutta la storia della salvezza.
Nella forma ridotta, si recita ogni giorno una corona meditandone i misteri: gaudiosi, dolorosi, gloriosi.
Con la lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae del 16 ottobre 2002, Giovanni Paolo II ha introdotto facoltativamente i misteri luminosi (o della Luce) interponendola  tra i misteri gaudiosi e quella dei dolorosi.
Prosegue la lettera: Nella pratica più superficiale è uno strumento di conteggio delle Ave Maria, ma si presta anche a esprimere un simbolismo; da notare, come la corona converga verso il Crocifisso, che apre e chiude il cammino stesso dell'orazione. In Cristo é centrata la vita e la preghiera dei credenti. Tutto parte da Lui, tutto tende a Lui, tutto mediante Lui, nello Spirito Santo, giunge al Padre mediante Maria Vergine.

Nelle apparizioni di Fatima la madonna disse: quando recitate il Rosario, dite alla fine di ogni decina: «O Gesù mio, perdonate le nostre colpe; preservateci dal fuoco dell’inferno; portate in cielo tutte le anime e soccorrete specialmente le più bisognose della Vostra misericordia».
La redazione C.

 

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T

IL TAU è l'ultima lettera dell'alfabeto ebraico, adottato dalla Bibbia come sigillo e simbolo della salvezza Divina. Portare questo segno significa fare parte del numero dei salvati da Dio.
Nel libro di Ezechiele «Il Signore disse: Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un TAU sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono...». (EZ. 9,4). In questo stesso passo il Profeta Ezechiele raccomanda a Israele di restare fedele a Dio fino alla fine della vita. Il Profeta, infatti, è mandato da Dio a segnare con il TAU la fronte di tutti gli uomini che sospirano e piangono. Costoro sono risparmiati dallo sterminio e riconosciuti come popolo scelto da Dio.
S. Francesco ebbe carissimo il Segno del TAU e lo adottò come sua firma. Oggi i seguaci di Francesco, portano il TAU come segno esterno come "sigillo" del proprio impegno e appartenenza alla famiglia francescana.
Il Segno del TAU si presenta anche ai Cristiani come simbolo di redenzione (anche per la sua somiglianza con la croce) e lo scegliamo come segno di speranza e d'impegno per fare il cammino di ricerca della volontà di Dio.
La redazione C.